MARKETING INSIGHT http://darioferrigato.com la rete è la nuova frontiera delle ricerche di mercato posterous.com Fri, 25 Nov 2011 02:27:01 -0800 Fashion Brands, l'attualità di un progetto http://darioferrigato.com/fashion-brands-lattualita-di-un-progetto http://darioferrigato.com/fashion-brands-lattualita-di-un-progetto
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Circa 10 giorni fa sul nostro blog aziendale, Cristina Mangione scriveva:

"Oggi 15 novembre 2011 è una giornata speciale per noi di ADVB Strategic Minds.
E' al suo via il progetto di ricerca Fashion Brands sui migliori marchi della moda nel panorama mondiale a cui stiamo lavorando 'dietro le quinte' da tempo e che coinvolge un Team di giovani appassionati di moda..."

Oggi 25 novembre io scrivo che è un progetto sempre più speciale perché coerente con le più alte direzioni europee del settore.
Martedì 22 Novembre a Bruxelles, il Vice Presidente della Commissione Europea Antonio Tajani ha comunicato gli indirizzi per il sostegno all'industria della moda.

Tra le proposte:
  • la creazione di un osservatorio europeo sul mercato dell'alto di gamma
  • il lancio di un secondo studio concernente l'importanza per l'Europa del settore del lusso e il suo legame con l'industria del turismo
Nella mia sintesi la centralità per il fashion di progetti di ricerca mirati.
Un settore quello della moda e nello specifico dell'alto di gamma, in piacevole controtendenza rispetto alla congiuntura ma proprio per questo bisognoso di informazioni, trends, insight sempre attuali.
Un primato da difendere anche con le armi della ricerca cui Fashion Brands vuol essere una risposta.

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Mon, 07 Nov 2011 07:47:45 -0800 ADVB Market Scan e un weekend con la MotoGP http://darioferrigato.com/advb-market-scan-e-un-weekend-con-la-motogp http://darioferrigato.com/advb-market-scan-e-un-weekend-con-la-motogp
20111107_motogp_7_pagina_12_di

L'osservazione del web e gli eventi.

In questo caso sportivo, internazionale come la MotoGP.
Seguire in tempo reale il manifestarsi di un particolare mezzo quale è twitter.
Scorgere l'intersecarsi dei vari tweet scanditi dai diversi momenti dell'appuntamento sportivo: prove libere, ufficiali e gara.
Monitorare ed analizzare in tempo reale un accadimento che si sta manifestando.

Dice bene Claudio Gagliardini in un suo pezzo dedicato Twitter e Moto GP, diario di un esperimento in pista:
"...È di studiare questa realtà, che si occupa l’analisi #TIMGP che ho svolto a partire dal #MotoGP di Valencia, in Spagna, in collaborazione con il Team Ducati, lo sponsor TIM, ADVB Strategic Minds – Market Scan. Come viene usato questo media da una squadra di Moto GP? Qual è il livello d’interazione con il mondo esterno? Quali opportunità e quali criticità presenta l’utilizzo di questo strumento in un contesto come quello di un Gran Premio di motociclismo? Per farlo si è partiti dall’approccio diretto: una full immersion di tre giorni in una gara di campionato mondiale, supportata da report pre e post sessioni di prova e di competizione..."

Un esperimento in pista che nel caso di un analista come me, rimane "in vitro" ma non perde il suo fascino e la sua capacità descrittiva.

Esserci senza esserci, questo il sentimento che mi è scaturito dal condurre questo monitoraggio.
Vivere dai vari tweet gli accadimenti con una forza di realismo superiore quasi all'immagine televisiva trasmessa, sempre intrisa di un canovaccio di commento.

Ma parlando di sentimento non posso dimenticare che la vera straordinarietà di questo evento sia consistita nell'esser in primis ricordo del Sic.
Non aggiungo parole ma vi lascio all'immagine a corollario che nell'arida tecnologia di un world cloud, sembra voler donare un tributo a Marco.

Ritornando bruscamente alle ns analisi, comincio con qualche dato: più di 1000 tweet generati in Italia in italiano su un bouquet di keyword contestuali.
Ma soprattutto una platea potenziale di 1,2 milioni di contatti intesa come sommatoria di tutti i follower dei "twittatori" di cui sopra.
Questi contatti per esser più tradizionalisti o meglio impression, sono un indiscutibile valore per ogni pianificatore di advertising.

Quantità ma anche e soprattutto una qualità differente di vivere il fenomeno:
  1. maggior realismo grazie ai tweet di coloro che sono sul posto e vivono l'evento
  2. spesso maggior tempismo sulla notizia
  3. interattività con gli attori dell'evento grazie ai loro account
Ecco perché parlavo di esserci senza esserci: l'esperienza di uno spettatore twittata di getto, una news prima che la regia inquadri l'accadimento, lo sfogo di un pilota a caldo e magari una sua risposta.
Certo, da purista, il rombo del Ducatone sul rettilineo mai potrà essere mediato dalla tecnologia, ma, come direbbero in un spot, per tutto il resto c'è twitter.

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Tue, 25 Oct 2011 07:48:14 -0700 Luxury goods: il modello brasiliano http://darioferrigato.com/luxury-goods-il-modello-brasiliano http://darioferrigato.com/luxury-goods-il-modello-brasiliano
Brasil-spiaggia1

Uno degli ultimi eventi della Fondazione Altagamma ha visto un importante focus sul Brasile.

Dati interessanti e autorevoli quelli riportati: Bain&Co e GFK-Eurisko.

Si parte da un paese in crescita di cui come valutazione macro-economica sottolineo un dato su tutti: "...l’84% ritiene che la propria situazione finanziaria è destinata a 
migliorare nei prossimi 12 mesi...". La palese attivazione del circolo virtuoso della crescita.
Quindi, con fiducia, propensione ai consumi che si si traducono in una forte domanda di beni di lusso.

Mi permetterete un altro significativo dato: il Brasile come uno dei paesi al mondo con il più alto numero tra ultra-milionari, milionari e classi agiate.
Un "difetto" etico ed in parte macro-economico, ma sicuramente uno sterminato terreno per i prodotti del lusso di cui il ns paese è valido rappresentante.

Ma come sempre più accade una dimensione glocal che devono assumere i brand internazionali della moda.
5 cluster socio economici portatori di peculiari istanze, come ben identificato dalla ricerca Bain&Co:
  1. i "nativi" che stanno approcciando ora i brand internazionali 
  2. coloro che hanno goduto della dimensione estera e che quindi si confrontano con naturalezza con i brand del lusso
  3. le seconde generazioni che con uno spirito fusion, contaminano gusto brasiliano con lusso internazionale
  4. il consumo generale che è femminile al 75%
  5. le agiate coppie di professionisti senza figli che ambiscono alla materialità del bene di lusso
Il tutto, in tipico retaggio brasiliano, condito con tanto colore.

Brasile per concludere come grande opportunità ma da comprendere con ancor più mirate ricerche.

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Tue, 18 Oct 2011 06:31:11 -0700 Quando il web è di lusso... http://darioferrigato.com/quando-il-web-e-di-lusso http://darioferrigato.com/quando-il-web-e-di-lusso
Gassan_diamante

Non mi riferisco ad un facebook per pochi facoltosi eletti, non si tratta del nuovo social network inteso come trasposizione on-line dei circoli di golf.

Niente di tutto ciò!

Parlo di web come vettore, amplificatore delle dinamiche d'acquisto di prodotti di lusso.
In molti, compreso il sottoscritto, stanno riprendendo i dati della Ricerca 2011 di Fondazione Altagamma in collaborazione con Bain&co.

Personalmente non sono tanto stupito dalle dinamiche di crescita del settore luxury, in parte prevedibili in periodi di crisi ove accanto a una minor ricchezza prodotta spesso si assiste ad una concentrazione su classi più agiate. Così come non mi sorprendo che con la poca crescita mondiale concentrata nei paesi emergenti, si abbia un boom di richieste di beni di lusso ovvero la testimonianza di uno status acquisito.

Mi colpisce quasi a sconvolgermi piacevolmente, l'apporto del web in tutto ciò.
In un pezzo di ItaliaOggi sull'argomento Francesca Sottilaro scrive:
"...il 56% dei consumatori europei, dopo una visione al negozio sceglie di acquistare beni di lusso on-line e senza intermediari, mentre il 58% dei cinesi è guidato da blog, social media prima dello shopping. I brand di lusso, infine, hanno visto aumentare del 136% il numero annuo di supporter sui social forum".

Se in Cina il più dello shopping è on-line, non ci resta che credere e soprattutto comprendere il web.
Se prima internet era alieno, se poi non ci andavano i miei clienti...ora i ns clienti sono li, ma noi ci siamo? E soprattutto comprendiamo dove siamo?
Il peggior errore nel business è il ritardo, non voglio scomodare la teoria economica di Joseph Schumpeter ma appare evidente a tutti l'opportunità.
Crediamoci sempre più e conosciamola con la medesima intensità.

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Mon, 17 Oct 2011 07:50:00 -0700 Emerging Markets Insights http://darioferrigato.com/emerging-markets-insights http://darioferrigato.com/emerging-markets-insights

Riprendo, letteralmente nel titolo e per svilupparlo, l'ottimo lavoro presentato a Shanghai da Armando Branchini, Executive Director, Fondazione Altagamma.

Condivido in primis l'uscita dal luogo comune secondo cui i vecchi mercati pretendano innovazione mentre quelli nascenti si accontentino, se così si può dire, di prodotti dai brand altisonanti.
In sostanza nuovi ricchi che nell'affermare il loro nuovo status, acquistano brand più che prodotti.
Un consumo passivamente dettato dal brand che legittima un condizione ottenuta.

Nei nuovi mercati qualcosa sta cambiando...
Una nuova attrazione verso i brand alimentata  dai social network e dai fashion blog.
La non sufficienza quindi del blasone nato in estere realtà ma il bisogno di calarsi in locali paradigmi culturali e nei sottostanti comportamenti individuali.

Un nuovo processo di creazione, innovazione dei prodotti: comprensione del contesto socio culturale, individuazione del target e quindi emersione dei loro bisogni.
Tecniche di ricerca quindi alla base di tutto e, dato che il web ha determinato certi cambiamenti, sempre più approcci digitali.

Branchini in una slide riferita alla Cina, scrive: Embracing online opportunities.

E con questa indicazione penso di ben chiudere questa breve riflessione.

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Thu, 13 Oct 2011 09:44:21 -0700 Web, è più un problema di come che di quanto... http://darioferrigato.com/web-e-piu-un-problema-di-come-che-di-quanto http://darioferrigato.com/web-e-piu-un-problema-di-come-che-di-quanto Vado in controtendenza rispetto ai normali assunti con cui si parla di rete.
Non si investe a sufficienza, alcune imprese non praticano proprio il canale, non rappresenta una quota significativa del PIL.
O al contrario, come sta avvenendo allo IAB, si sviscerano numeri incoraggianti che per completezza riporto da un articolo di Repubblica:
  • "il web salirà al 20% del mercato nel 2015"
  • "raddoppiate le imprese che investono in rete"
  • "l'intero settore della pubblicità chiuderà con una flessione del 3% a 8,7 miliardi di euro, mentre l'advertising online sfiorerà quota 1,2 miliardi, in crescita del 15% sul 2010"
  • "l'anno prossimo, ipotizzando una crescita tra il 10 e il 15%, con il suo miliardo e mezzo circa la pubblicità online sarà quindi seconda solo alla vecchia televisione"
Si crescerà ma come crescerà!
Quanto veramente si conosce la rete in riferimento al proprio settore, quanto sono consapevoli gli investimenti in rete, quanto non sono un mero comprare degli strumenti?
Il web non è affissione su cartelloni e un luogo virtuale in cui la gente si confronta, conosce, dibatte anche su questioni riguardanti il vs settore di attività.
Quanto conoscete di tutto ciò? Siete sicuri che gli strumenti web vadano nella direzione giusta ovvero a tale realtà si adeguino?

Ho fatto tanti progetti web ed ho scoperto che stare in rete significa svariate cose:
  • a volte è servito del SEM
  • altre dei buoni contenuti per del sano SEO
  • altre ancora far comunicazione è significato il mero controllo e uniformazione della comunicazione prodotta dai franchisee
  • in diversi casi si è scoperta l'importanza della presenza web dei vari dealer e si è reso necessario un unico template di sito web per dare integrità al brand
  • in alcune situazioni si sono scovati luoghi virtuali della passione e la società ha cercato di replicarli dandogli nuove features
  • altre volte ancora si è scoperta una dimensione del fai da te da supportare
Insomma, queste attività di successo sono state tali in quanto le aziende hanno capito la realtà web del loro settore e hanno di conseguenza indirizzato gli investimenti.
Anteporre delle ricerche, la conoscenza del proprio settore in rete è la prima cosa da fare.

La rete ha tanti problemi nel ns paese: dalle infrastrutture ai volumi di investimento.
Ma credo che il più grave sia culturale ovvero di reale comprensione dell'essenza dell'universo internet.

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Wed, 12 Oct 2011 07:11:01 -0700 La rete il nuovo autosalone http://darioferrigato.com/la-rete-il-nuovo-autosalone http://darioferrigato.com/la-rete-il-nuovo-autosalone
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Parafraso così il meglio riuscito titolo del CorriereMotori Comprare un'auto? Gli italiani la scelgono online.

Alcune citazioni del pezzo:

"E' il quadro che emerge da una ricerca di Google che sarà presentata in questi giorni al «Top Dealer Forum» a Verona...
... Secondo lo studio della società di Mountain View, il 43% di chi è interessato a cambiare macchina si affida alla rete contro il 37% di quanti ancora si recano all'autosalone per richiedere preventivi e brochure...
le raccomandazione online rappresentano uno degli incentivi maggiori all’acquisto, così come i consigli sui social network. Si tratta di informazioni veloci e giudicate attendibili dai navigatori...
nel 2010 in Italia gli investimenti pubblicitari del settore automotive costituivano l'11% del totale davanti a radio (5%) e periodici (9%) ma dietro a Tv (51%) e quotidiani (16%), per quest'anno è previsto un aumento della quota di mercato superiore al 15%..."

In sintesi quasi la metà delle persone comprano una macchina se è ben giudicata in rete, le aziende dell'automotive sembrano accorgersene distribuendo più risorse sul web.

Ma a mio parere il punto non è conta il web investiamoci sopra, inondiamolo della ns comunicazione.
La vera domanda da porsi è cosa si conosce di quelle dinamiche di passaparola che si diffondono in rete, dove e come parla la gente.
Cosa si dicono per influenzare la scelta d'acquisto, dove ravvisano qualità e inadeguatezze del mezzo.
Solo capendo tutto ciò si può pensare a delle contromisure e quindi ad una comunicazione mirata.
Altrimenti si rischia di cadere in un'azione meramente quantitativa.
So che conta un mezzo, lo pratico ma non lo conosco.

Il processo virtuoso è importanza->comprensione->azione.
In maniera meno accademica si tratta di metter in piedi indagini di mercato su web che portino il management a capire come i loro clienti scelgono o peggio non scelgono i loro prodotti.
Tutto il resto è come voler entrare in una conversazione importante, urlando e soprattutto senza saper di cosa si parla!

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Tue, 11 Oct 2011 09:30:11 -0700 Modelli di business e internet: 3 banali verità http://darioferrigato.com/modelli-di-business-e-internet-3-banali-verit http://darioferrigato.com/modelli-di-business-e-internet-3-banali-verit
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Avere un business e credere alla rete per il suo sviluppo è cosa corretta o quantomeno è una ipotesi da vagliare.

Certo non tutto è adattabile alla rete ma al contempo internet, il mezzo non deve essere stravolto in base ai propri convincimenti tradizionali.

Dettaglio per punti quanto voglio sostenere, applicando le più consuete categorie di marketing:
  1. comunicazione
    quando la rete diventa il megafono della mia attività devo comprenderne i meccanismi e soprattutto le diversità rispetto ai media tradizionali. Non si fa broadcast ma ci si confronta, si cerca una relazione con gli utenti su temi di loro interesse. Non sono uditori passivi, per pretendere un like devo meritarmelo e certo non ne "sono degno" se promulgo piatta la mia offerta commerciale. 
    Nel tuo business usa pure la rete per comunicare ma attivati cercando relazione, interesse, compartecipazione...
  2. distribuzione
    vendere on-line, raggiungere clienti prima lontani, sfruttare piattaforme dagli investimenti oggi abbordabili rispetto a dinamiche classiche di logistica. Bello, può essere il vs canale ma sappiate adattarvi a questo stile di vendita. In rete non si tocca, non si sente almeno per ora...deve cambiare il modo di proporre il prodotto attraverso una multimedialità che supplisca alla sensorialità. Aggiungere la facilità, fruibilità nel trovare il prodotto desiderato: se compro on-line è perché voglio una comodità e il sito non può che produrla, pena il tradire il sua stessa missione
  3. prodotto o meglio servizio
    vuoi godere della forza della rete o in generale della tecnologia per evolvere il tuo servizio? Ottima prospettiva ma non cercare mere trasposizioni, adeguati attivamente alla tecnologia sfruttandone al massimo le potenzialità. Facciamo degli esempi: sei un editore? Bene pensare ad una delivery on-line o su piattaforme mobile, ma non creare un banale pdf...pensa a quanto ti possono offrire le tecnologie. Banalmente, fai gli articoli con delle fonti linkabili ai siti di approfondimento, crea degli intelligenti sistemi di archiviazione delle notizie, pensa ad un advertising interattivo in cui vedo in vari modi l'oggetto e se voglio vado direttamente al sito del produttore guadagnando magari una fee.
In sintesi, reti e tecnologie sono opportunità che si possono cogliere solo con la loro comprensione e successiva valorizzazione, implementazione di potenzialità.

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Mon, 09 May 2011 02:38:09 -0700 Cultura, territorio urbano, marketing... http://darioferrigato.com/cultura-territorio-urbano-marketing http://darioferrigato.com/cultura-territorio-urbano-marketing
GOBBI_locandina@1.pdf Download this file

Nella voglia di partecipare ad un importante momento culturale della mia Milano, trovo l'ispirazione per pensare a diversi paradigmi di marketing.

STANZE E FUTURO - La rinascita del Naviglio Grande nell'interpretazione di Vittorio Gobbi  
"Milano Città d'acqua - EXPO 2015"

...il dettaglio del citato momento.

L'artista, pittore, pensatore nonché amico Vittorio, racconta un percorso "navigando" nella storia dei navigli.
Dall'ideatore Leonardo sino alla proiezione futura del prossimo EXPO, attraverso la rinascita dei quartieri limitrofi e la riprogettazione del ponte di ferro attiguo alla Canottieri Milano.
Un ponte icona mediatica ed evidente metafora di un collegamento con il passato.
Un filo conduttore che lega l'oggi con il primo designer milanese ovvero Leonardo.

Navigli ideati ieri per trasportare e quindi con valenza economica, corsi d'acqua oggi capaci di esprimere grandi potenzialità di sviluppo per la città meneghina.
Ideale epicentro di un marketing territoriale che sembra sempre più permeare i valori del prossimo Expo.

Un contesto poi quello della mostra calato nella splendida palazzina di Zona 6 che manifesta ancora di più come il marketing applicato al territorio possa giungere sino alla dimensione di "spicchio" di città e perché no, quartiere.
La sintesi ottenuta dal Comune nel naming SEICENTRO, esplica meglio di ogni mia altra parola.

Ed infine una mostra ovvero quell'atto culturale votato alla fruizione di un'opera mediante la sua diretta visione.
Territorio e cultura si fondono, portandomi a parlare di un'altra categoria della disciplina, il marketing culturale.

"Marketing Culturale: insieme di attività volte a identificare e raggiungere un pubblico appropriato per la creazione artistica, senza condizionarla, cercando da un lato di soddisfare i bisogni e i desideri di tale pubblico nel modo più efficiente ed efficace possibile, dall'altro di ottenere il miglior risultato economico finanziario possibile" (Argano)

Una definizione che introduce correttamente il tema della finalizzazione economica che però, soprattutto nella dimensione pubblica, deve essere lungimirante e scorgere i risultati di lungo periodo.
La cultura sempre più strategica nella promozione di un territorio, i cui ROI devono essere valutati in periodi più estesi e soprattutto calcolando le diverse esternalità che produce.
Effetti, che in un nuovo modo di pensare la ricchezza delle nazioni, devono contemplare il valore del bello, il beneficio del sapere...

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Mon, 20 Sep 2010 10:00:00 -0700 Un evento deve essere un evento! http://darioferrigato.com/un-evento-deve-essere-un-evento http://darioferrigato.com/un-evento-deve-essere-un-evento

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Un formaggio affinato che sprigiona tutti i suoi profumi, un risotto dalla dirompente mantecatura, un vino dagli innumerevoli sentori, il fondersi di formaggio e dolce...

Se stessi parlando, si direbbe che penso ad alta voce...

Invece scrivo e ricordo anche grazie all'approssimarsi della cena, uno straordinario momento organizzato da Giuliano Capedri e dal suo Vinauta.
Giovedì scorso nell'incredibile contesto della Ghiacciaia, risalente al 1600, del Palazzo Arese Borromeo di Cesano Maderno, ho goduto di contenuti unici quanto a cultura eno-gastronomica, storia e architettura. In perfetta coerenza con lo spirito del Vinuata voglioso di diffondere nei vini che distribuisce on-line, la cultura di cui sono portatori.

Dopo il tributo di traffico alla perfida Milano-Meda, mi sono trovato immerso in una meravigliosa architettura rappresentata dal Palazzo e adiacente Hotel.
Un buffet e poi in una splendida sala, brevi ma, stando in tema, sfiziosi interventi dell'organizzazione e degli ospiti coinvolti.
Quindi una visita nelle diverse stanze del Palazzo con una guida o meglio un vero appassionato del luogo, che ci ha arricchito la vista con richiami storici.
Poi una indimenticabile discesa nelle cantine, con una offerta di leccornie da cui il primo periodo dello scritto.
Cito solo l'apoteosi con un brindisi con un Lessona del 1870 ovvero il vino con cui Quintino Sella brindò all'Unità d'Italia.
Gran finale con visita alla Ghiacciaia e degustazione di dolci interpretati in chiave "valtellinese".

Un racconto questo che, nel pragmatismo del marketing, significa riconoscere il successo di un evento.
Un successo figlio di una idea o meglio di una intuizione nata "fredda" nella Ghiacciaia, ma sviluppata con il calore delle idee e con la volontà di dare valore.
Nell'eccesso dell'offerta di eventi, c'è ancora spazio per chi ne crea di straordinari e si ricorda del significato stretto del termine, l'essere eventi.
Un marketing operativo che può avere ancora spazio ed attrarre investimenti quanto pensato in un format vincente.

Un evento che mi ha arricchito dalla colesterolemia sino alle più alte idee.
Luca De Marchi de La Proprieta' Sperino in Lessona, mi ha raccontato il vino come mai nessuno aveva fatto.
"Vinificare è un atto profondamente umano e culturale. Un vino buono è parte della storia del territorio".
Far vino è un mestiere che si fa una volta l'anno sempre in condizioni diverse. Un vignaiolo al massimo in una vita fa 50 vini; la sua esperienza è un'arte che rappresenta più di mezzo secolo e che non può che apprendersi in quel lasso.
Brutalizzando la poesia, traduco questi concetti in chiave marketing e di generale sviluppo del sistema paese.
Luca propone tre concetti: territorio, storia, intelligenza umana.
Io credo fermamente che questi siano i veri assets del ns paese.
Lo dico non con il solito piglio retorico ma con il lucido punto di vista del marketing.
Quando si fa strategia si pensa a trovare fattori critici di successo (FCS) che siano differenzianti e soprattutto difendibili rispetto alla concorrenza domestica e non.
Un vino è buono se nasce nel territorio ideale. Quella terrà è un FCS unico come la sua morfologia, che nessun produttore estero potrà mai replicare nella sua eccellenza.
L'arte tramandata da un vignaiolo ti da un vantaggio competitivo di almeno mezzo secolo. Se l'Italia valorizza la sua storia, è avanti di almeno un millennio.
Per non dire l'intelligenza e la passione, di cui la gente italica è ricca e in parte unica.

Intelligenze, storia, territorio non solo eventi ma prassi quotidiana.

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Fri, 03 Sep 2010 10:05:46 -0700 Social media, progetti, fallimenti... http://darioferrigato.com/social-media-progetti-fallimenti http://darioferrigato.com/social-media-progetti-fallimenti Capita che questo sia l'epilogo.
Lo storia: l'azienda si affaccia ai social media, formula progetti che non mantengo le aspettative riposte.

Non mi trovo in una fase depressiva da strumento social ma solamente rifletto stimolato dall'opportuna discussione posta da Matteo Borsacchi nel gruppo WOMMI Lab.
Perché falliscono i progetti sui social media? La precisa domanda che riprende il titolo di un bel post apparso sul blog del Tagliaerbe.

Vi riporto le cause di fallimento nella mia esperienza più frequenti, tra quelle individuate dal  Brand Science Institute di Amburgo:
  • le aziende non hanno una chiara strategia riguardo i social media
  • paragonano le performance dei social media con quelle dei media tradizionali
  • pensano che i social media siano un media buy (qualcosa che si può semplicemente acquistare, come un banner pubblicitario)
  • non hanno idea di come gestire una forte reazione negativa proveniente dai social media
In termini pratici intraprendono i social media come quasi un dazio frutto della modernità tecnologica.
Allocano parte del budget di comunicazione per completezza nei media scelti, una sorta di diversificazione degli investimenti.
Nessuna strategia, valutazioni standard degli effetti e quindi giudizio negativo.

Ancor di più: approccio superficiale o per non volontà di approfondimento o per paura dello stesso.
Cioè o non si ha la volontà di capire o peggio quando la si ha si indietreggia di fronte alle difficoltà provenienti dal confronto.
Una superficialità per approccio o indotta che spesso è la causa degli insuccessi.

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Tue, 31 Aug 2010 02:56:00 -0700 Ricercate nuovi mercati, incominciando da quelli più vicini: la Turchia. http://darioferrigato.com/ricercate-nuovi-mercati-incominciando-da-quel http://darioferrigato.com/ricercate-nuovi-mercati-incominciando-da-quel

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Ancora una volta mi appoggio alle competenze e alla produzioni editoriali di testate economico-finanziarie di riferimento.

In questo caso si tratta di un eccellente articolo di Guido Salerno Aletta apparso su Milano Finanza del 28 Agosto.
Assist turco per l'Italia il titolo e passaggio invitante per dare seguito al mio stimolo alle imprese a cercare nuovi mercati di sbocco.

La vicina Turchia cresce a ritmi entusiasmanti, è in testa nelle ore lavoro settimanali e nell'aumento della produttività.

Aletta svolge un profondo paragone tra l'Italia anni 60 e la Turchia di oggi.
Come per il bel paese allora, operatori e analisti cominciano a dar il giusto peso ai soli numeri, + che a preconcetti rimandi ad una gloriosa storia passata.
Come 50 anni fa eravamo l'estremo confine con il socialismo reale, oggi Ankara interfaccia l'Europa con il mondo islamico e ne manifesta le conseguenti frizioni.

Con maggiore attualità il punto non è tanto nell'allargamento ad oriente dell'Unione, a cui tra l'altro personalmente sono contrario come coloro che lo vedono figlio o di utopie o di interessi contrari all'Unione stessa.
Si tratta in realtà di vedere la comunione di interessi tra il ns paese e la Turchia.
Noi schiacciati nella periferia di una Europa da sempre concentrata sulla forza dell'asse franco-tedesco, la Turchia nel continuo dentro e fuori da una Unione a cui, come indicato, ancora forse fisiologicamente non appartiene.

Bisogna ripercorrere la storia, puntando ad un nuovo baricentro ovvero l'Unione Euro Mediterranea.
L'Italia deve essere protagonista nel confronto commerciale con tutto il bacino del Mediterraneo ed in primis con quei paesi come la Turchia che crescono con forza e continuità.

Ma come ben dice, sempre su Milano Finanza, Luca Gualtieri in un articolo tecnico in calce al precedente:
"Ignoranza e luoghi comuni sono i peggiori nemici di chi fa impresa.
Soprattutto se l'imprenditore decide di puntare il timone verso l'estero per sbarcare su nuovi mercati"
.

Parole che considererei come base di un nuovo manifesto sul fare impresa.
Oggi i mercati sono più complessi, più ampi anche geograficamente.
E' necessaria una maggiore conoscenza che chiamo quasi una nuova cultura nell'impresa.

Comprendere i mercati di interesse con propedeutiche ricerche, non basarsi su preconcetti o sbrigativi approcci operativi.
Partire dalle realtà più vicine, strategiche e affini storicamente come la Turchia.

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Mon, 30 Aug 2010 10:16:00 -0700 Ricercate nuovi mercati! http://darioferrigato.com/ricercate-nuovi-mercati http://darioferrigato.com/ricercate-nuovi-mercati

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Mi faccio introdurre in maniera autorevole da due titoli di articoli comparsi sul sito de IlSole24ORE la scorsa settimana.

Per Scaroni il mondo non è affatto in crisi. "Sono in difficoltà solo l'Europa e mezza America" (sito IlSole24ORE, 27 agosto 2010)

Impregilo: punta a grandi opere in America Latina, Panama, Abu Dhabi  (sito IlSole24ORE Radiocor ore 18:06, 27 agosto 2010) 

Riprendo testualmente l'approfondimento dell'AD di ENI attingendo dal testo dell'articolo: 

"Il mondo non è in crisi. Sta crescendo con un tasso fenomenale: c'è una crisi in Europa e mezza negli USA...Penso che si stai attenuando...ne usciremo più lentamente ma prima se saremo in grado di essere più competitivi con quella parte del mondo che la crisi non ce l'ha".

In sintesi:
dobbiamo cogliere l'opportunità rappresentata da quella parte del mondo che cresce.

Non mi voglio addentrare in questioni politiche o macro-economiche, ne tanto meno mi permetto di sminuire una crisi che continua a farsi sentire.
Gli USA crescono meno delle previsioni, le ultime dichiarazioni di "casa" FED lo confermano e manifestano le armi sempre più spuntate della politica monetaria, c'è chi paventa lo spettro della deflazione.
L'Europa traballa tra la pressione dei debiti degli stati sovrani e le sue oramai ataviche difficoltà post unificazione monetaria.

Ma in questo fosco quadro rimane il dato positivo, incontrovertibile, rappresentato dalla ripresa della locomotiva tedesca in gran parte dovuto ad una impennata dell'export.
La Germania ha saputo ben introdursi in quei mercati capaci ancora di esprimere una domanda forte anche di beni strumentali. 

In questa direzione vanno anche le future scelte di Impregilo, orientate in America Latina e Medio-Oriente.

Trovare mercati esteri che crescono, studiarli e valutarne un ingresso.

Questo è uno stimolo che voglio lanciare ad imprenditori e manager pur nella piena consapevolezza che le realtà estere si colgono a pieno solo in concerto con azioni governative e associative.

Condurre però una ricerca di mercato in talune realtà estere di interesse
è comunque, a mio parere, uno dei migliori investimenti che una azienda può fare oggi.

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Fri, 27 Aug 2010 04:15:00 -0700 Nuove professioni: l'esperto in social network. http://darioferrigato.com/nuove-professioni-lesperto-in-social-network http://darioferrigato.com/nuove-professioni-lesperto-in-social-network

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Nelle bizzarrie dell'offerta informativa estiva mi è capito di leggere che in talune realtà turistiche si sta affermando la professione di esperto in abbronzatura.

Tempi di esposizione, fattori di protezione, formule di idratazione e chissà quali altre dritte che ci potranno giungere dal ns guru della tintarella...

L'esordio un po' scherzoso, forse anche a causa dell'invidia generata dal mio soffrire di eritema solare, mi serve per dissipare ogni dubbio sulla competenza posta in oggetto.
Non si tratta delle "nuove professioni" figlie del momento, trendy e, permettetemi, un po' inventate.

L'esperto in social media è e sarà sempre più necessario alle aziende.
Determinante nelle sue politiche di marketing e comunicazione.

Scrivo stimolato dall'ottimo post di Elena Franco sul sito BuzzTrainers e in parte come risposta allo stesso.
Vivere i social network è l'unico modo per conoscerli.
Questo mi sembra in pillole l'assunto di Elena che non posso che condividere approfondendolo.
Non dai manuali, ne tanto meno dai corsi universitari si può giungere a questo sapere.
Non si tratta di una critica agli approcci tradizionali della formazione, ma la semplice presa d'atto che i cambiamenti della rete sono + veloci del capacità di "assorbimento e riproposizione" delle normali istituzioni.
I social network sono diventati in pochissimo tempo una realtà determinante nelle dinamiche di mercato e i vari corsi, proposte formative non hanno ancora fatto in tempo ad adeguarsi o meglio coglierli.

Non rimane che viverli anche perchè sono fatti di persone.
Sottolineo però come proprio perchè si tratta di persone, non vi sono sostanziali differenze con l'off-line.
Non esistono quelli della rete...dobbiamo abbattere o meglio prendere consapevolezza che web e mondo reale sono la stessa cosa.
Le regole non scritte della rete sono declinate quelle della vita comune: non paga la falsità, è ripudiata la marketta commerciale proprio come accade se, mentre si parla in un bar, arrivo a piazzare la mia aspirapolvere.
Un mondo da conoscere ma non una realtà aliena.

Chiudo appoggiando a pieno il commento al post di Kawakumi che riporto in una sua parte:

"Per aiutare le aziende a muoversi strategicamente sui social media c’è bisogno di tante altre cose: un background che comprenda conoscenze di comunicazione, marketing, statistica, web, etc…"

Con mie parole, l'esperto in social network è un profondo conoscitore del marketing e comunicazione, che governa la realtà aziendale con appeal quasi manageriale, specializzato nelle dinamiche dei social network. 
Non necessariamente quindi il più introdotto nelle reti sociali che semmai può assurgere al ruolo di media.
Bensì un uomo che conosce le regole dell'agire aziendale ed è sintesi delle diverse conoscenze necessarie.

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Wed, 28 Jul 2010 02:49:00 -0700 I 7 trend che sconvolgono il marketing... http://darioferrigato.com/i-7-trend-che-sconvolgono-il-marketing http://darioferrigato.com/i-7-trend-che-sconvolgono-il-marketing

Riprendo, ponendolo al presente, il titolo di Luca Conti su Pandemia.

Nell'articolo Luca rimanda alla presentazione The 7 Trends that will Rock Marketing by Graham D Brown, definendola correttamente illuminante. 
Punti tanto veri quanto trascurati: il brand sono i consumatori, fine della comunicazione in grande scala, impossibilità a "comprare" l'attenzione ma dovere di conquistarsela...
Ho posto il presente perchè molte di queste dinamiche sono già in atto, si può già su esse operare. Purtroppo spesso rappresentano  il futuro del marketing perchè questo si radica in vecchie convinzioni. Non si evolve soprattutto nelle aziende con il mutare del mercato e ciò è paradossale quasi una contraddizione in termini.
 
 
</object><div style="padding:5px 0 12px">View more presentations from Graham Brown.</div></div>

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Tue, 27 Jul 2010 03:08:12 -0700 Perchè parlare... http://darioferrigato.com/perche-parlare http://darioferrigato.com/perche-parlare Ridacchio mentre provo a dare un senso alle parole che scrivo.
Un logorroico come me dovrebbe chiederselo ogni volta che inizia a conversare, più che porlo come titolo di un post di marketing.
Sento già la pletora di assensi di amici, collaboratori e clienti.

Ma torniamo a temi meno personali.
Perchè conversare in rete, in quali circostanze soprattutto.

Se esiste una generica discussione su un tema affine all'operare dell'azienda.
Non provare a piazzare ma porsi come quello che siamo ovvero i professionisti del settore.

Se c'è un evidente bisogno di assistenza ad un ns cliente che invece di dialogare direttamente con noi si appella alla rete.
Un moderno ed efficace customer care.
Pensate alla differenza: di norma tutti si lamentano per la loro incapacità o ancor più per la difficoltà a porsi in collegamento, noi addirittura troviamo l'appello di aiuto del cliente nel buzz della rete.

Per creare un rapporto diverso, interattivo e non gerarchico con il cliente.
Io azienda comunico il cliente subisce, sorpassato da l'azienda dialoga con il cliente.
Prendere il discorso per usare un termine della vita comune con un blog, con FB o FF.

Più delicato l'intervento in una discussione che ha ad oggetto in senso critico il ns brand.
Dipende dalla ns capacità di trovare le giuste regole di ingaggio e non meno dal non essere "bigotti" di alcuni amministratori di piattaforme.
Da non trascurarsi l'aleatorietà umana nella scelta interventista.

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Mon, 26 Jul 2010 07:22:00 -0700 Se parlano i consumatori... http://darioferrigato.com/se-parlano-i-consumatori http://darioferrigato.com/se-parlano-i-consumatori

"Consumers have always valued opinions expressed directly to them. Marketers may spend millions of dollars on elaborately conceived advertising campaigns, yet often what really makes up a consumer’s mind is not only simple but also free: a word-of-mouth recommendation from a trusted source"

Dal McKinsey Quarterly, il primo periodo di "A new way to measure word-of-mouth marketing".
Proposto perchè rappresenta una delle mie profonde convinzioni sul marketing moderno.
 

"As online communities increase in size, number, and character, marketers have come to recognize word of mouth’s growing importance"
Per continuare con le citazioni ma stando su concetti spero assodati.

 
Più avanzata la classificazione del passaparola: 
Experiential, Consequential, Intentional.
Io sono per la massima naturalità del fenomeno e quindi per quello figlio dell'esperienza d'uso. Questo quantomeno è quello efficace nelle decisioni di acquisto.
Il buzz generato da una campagna può essere visto come volano di una azione ben riuscita ma non fa altro che promuovere una affermazione di comunicazione non terza.
Non ho mai negato il mio scetticismo sull'indotto.
 

...anche le aziende devono partecipare, per mantenere la promessa del titolo.
Grazie al web.
Il web e in particolare le potenzialità 2.0 non sono un canale.
Sono interazione, confronto.
 
Sono come tali portatrici di un linguaggio di comunicazione più diretto, più vero, meno istituzionale.
 
Sono confronto alla pari sulla vera ed unica cosa che deve fare una azienda: la sua proposizione di valore al mercato.
 
Sono la fine del barricarsi nella difesa di un brand con frasi del tipo: sa noi siamo ..., non  possiamo permetterci...
Se il vs brand non parla, tanto saranno le persone a parlare di lui.
 
I rischi ci sono ma sono di più quelli che vengono dal chiudersi, nascondendosi dalle conversazioni dei mercati.

Facciamo grandi prodotti e poi confrontiamoci con i consumatori, nulla avremo da temere.
Il dado è tratto, sta a noi accorgercene!

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Thu, 22 Jul 2010 05:48:00 -0700 Relazionarsi con internet, un possibile percorso per le imprese. http://darioferrigato.com/relazionarsi-con-internet-un-possibile-percor http://darioferrigato.com/relazionarsi-con-internet-un-possibile-percor

In un mercato in cui sempre più le decisioni d'acquisto vengono basate sui giudizi degli altri consumatori.

In un mercato che si contraddistingue dall'essere una conversazione globale, un enorme passaparola.

In un mercato in cui la comunicazione diretta dell'impresa ha sempre meno importanza nelle scelte d'acquisto.

In un mercato in cui l'accesso all'informazione premia il valore intrinseco del prodotto al di la del brand.

 
In questo mercato bisogna pensare che possono esistere nuove strade per il marketing.
 
Valutare nuove forme di dialogo con i consumatori e il lessico non tecnico non è casuale.
Intraprendere o quantomeno prendere in considerazione nuove azioni.
Dare seguito a cose che sappiamo ma ci celiamo: quanti di voi, anche addetti ai lavori, comprano in base ad una pubblicità che vedono?
Informa e fa brand ma è sufficiente all'acquisto quando posso chiedere a chi usa il prodotto e non ha interessi in gioco?
Nessuna rivoluzione ma nemmeno il non affacciarsi a nuovi paradigmi: il mercato premierà sempre più il valore intrinseco di una offerta al di la delle sovrastrutture del marketing e della comunicazione.
 
Trovare ad esempio una relazione nuova attraverso internet che sia orizzontale e non ipocrita.
Una azienda è una organizzazione umana che, perseguendo un profitto e mediante fattori di produzione, cerca di realizzare al meglio un prodotto/servizio necessario ad una esigenza.  
Le persone sono portatrici di bisogni e ancor più desideri che vogliono soddisfare.
Parlano tra loro e perchè non può parteciparvi anche una azienda che per sua natura costitutiva è specializzata a risolvere quella necessità?
Non si tratta di una azione commerciale ma semplicemente di un contributo informativo.
Se in un network di professionisti si dibatte su temi legati al rebranding perchè io come consulente in marketing non posso dare il mio contributo?
Non è la stessa cosa di intervenire quanto stanno dibattendo sul mio brand...
Conversare sull'esigenza usando obiettività e conoscenza.
Non bisogna essere ipocriti, una azienda avrà sempre un fine commerciale ma ciò non è un male.
Io vivo grazie ai prodotti e ai servizi delle imprese!
Il punto è il dialogo sull'esigenza come esperto nel soddisfarla.
E ovviamente senza trascurare quell'apertura generale che ogni impresa deve avere sul mercato.
 
Idee, concetti che si possono prestare ad una dialettica ma di certo non sono più invasivi delle montagne di comunicazione che ci giungono da ogni parte, in ogni momento ed a prescindere dai ns bisogni.
 

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Thu, 15 Jul 2010 02:05:05 -0700 E-mail marketing e privacy: un dura convivenza... http://darioferrigato.com/e-mail-marketing-e-privacy-un-dura-convivenza http://darioferrigato.com/e-mail-marketing-e-privacy-un-dura-convivenza
Senza_titolo

Scrivo stimolato dalla partecipazione ad un evento realizzato dagli amici di ContactLab, ieri sera presso la DesignLibrary (Milano, via Savona 11).


Ottimi i relatori:
Luca Bolognini, Presidente Istituto Italiano per la Privacy
Massimo Fubini, AD ContactLab.

Interessanti le tematiche trattate.

Due prime riflessioni. 
Credo che l'e-mail marketing sia metodica da ben calibrare. Farla perchè si è studiato esser utile e non banalizzare il marketing in uno "sparare" nel mucchio.
Affidarsi quindi solo a seri professionisti e in questo senso ContactLab è indiscutibilmente il riferimento.

Poi ascoltando le normative, stringenti, puntuali mi dicevo quanto questo paese e l'Europa tendano ad una perfezione che poi stride con taluni lassismi, irregolarità macroscopiche. Perfetti per poi vivere nel concreto in totale assenza di regole. 
Ma torniamo a temi meno generali.

Riporto schematicamente alcuni miei appunti della serata in quanto credo che possano interessare a molti nelle loro pratiche di marketing:

  • le regole che seguiranno valgono per gli strumenti telematici (e-mail, sms...) in quanto il legislatore ha compreso la loro maggiore invasività e pericolosità a fronte del basso costo. Meno cari, rispetto ad es. alla posta tradizionale e quindi uso massivo
  • se il contatto è business posso mandargli una mail purchè non sia una manifesta promozione commerciale
  • i list broker vanno responsabilizzati nel senso che bisogna far loro dichiarare l'esistenza del consenso all'invio di comunicazioni rispetto ai contatti che ci propinano
  • il consenso va richiesto anche nel caso in cui ci vengano trasferite vere e proprie liste di contatti ovvero devono dichiarare l'esistenza del consenso al passaggio a terzi
  • è buona prassi prima di ogni azione l'effettuazione di una richiesta di reale esistenza del consenso da parte dei destinatari
  • la profilazione degli utenti oltre che subordinata a consenso, è sottoposta a limiti temporali di detenzione del dato evinto
  • è stata approvata una nuova direttiva europea, di cui bisognerà comunque valutare il recepimento, secondo cui, essendo gli stessi Ip (anche dinamici) dati sensibili (hanno la potenzialità di far risalire all'utente), ogni azione pubblicitaria on-line (SEM sia sui motori che nei circuiti) e in generale ogni tracking dovrà prevedere una evidente informativa e il consenso dell'utente. Non più un link nascosto ma qualcosa di evidente e un consenso che si trarrà dalle configurazioni privacy del browser
Chiudo con un bel consiglio di Fubini: quando mandate una mail fate riferimento al momento del consenso per creare un rapporto con l'utente.

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Tue, 13 Jul 2010 04:52:08 -0700 Come le aziende devono conversare con i loro clienti... http://darioferrigato.com/come-le-aziende-devono-conversare-con-i-loro http://darioferrigato.com/come-le-aziende-devono-conversare-con-i-loro
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La solita fucina di ff che mi propone un bel post di Andrea Colaianni sul suo WoMarketing.

Il conversare tema che mi si adatta per fisiologia, data la mia nota logorrea, ma soprattutto per approccio filosofico alla disciplina del marketing.
Ben dice Andrea, in un ulteriore post a cui rimanda, che le aziende si dovrebbero aprire ai loro clienti, con loro conversando.

Poi assistiamo alla chiusura del blog di Ducati adducendo ai costi di gestione e al trasferirsi degli utenti verso altre piattaforme.
Condividono le eccezioni mosse al passaggio alla dimensione facebook soprattutto per quel che concerne la non proprietà dalle piattaforma.

Mi piace molto anche l'ulteriore passaggio logico di Andrea che racconta la Corporate Conversation intendendo il porsi come catalizzatore e accentratore delle conversazioni che hanno ad oggetto il proprio brand.

Io sono ancora più estremo: la gente parla dei brand ovunque gli capita.
La rete è ampia, non prevedibile, senza confini, casuale nei momenti di incontro...
Io consiglio alla aziende e soprattutto ai brand che generano molto buzz, di vivere la rete e le sue conversazioni standovi attenti.
Proporre luoghi di incontro si, ma soprattutto monitorare la rete per trovare momenti naturali di contatto.
Partecipare alle conversazioni che si auto-generano ovunque nella rete.
La gente parla non se è stimolata da artifici di comunicazione ma se un prodotto ha destato il suo interesse in varia forma.
Ne parla soprattutto quando e ove capita...
Il punto sta nell'etica del contatto, nelle regole di ingaggio per essere più brutali.

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