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Dario Ferrigato

Dario Ferrigato

Dario Ferrigato (Linkedin Profile) is Senior Consultant at (ADVB Strategic Minds), a worldwide network of indipendent marketing consultants.
Dario can be reached
via email at d.ferrigato(at)advboucle.com
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Un evento deve essere un evento!

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Un formaggio affinato che sprigiona tutti i suoi profumi, un risotto dalla dirompente mantecatura, un vino dagli innumerevoli sentori, il fondersi di formaggio e dolce...

Se stessi parlando, si direbbe che penso ad alta voce...

Invece scrivo e ricordo anche grazie all'approssimarsi della cena, uno straordinario momento organizzato da Giuliano Capedri e dal suo Vinauta.
Giovedì scorso nell'incredibile contesto della Ghiacciaia, risalente al 1600, del Palazzo Arese Borromeo di Cesano Maderno, ho goduto di contenuti unici quanto a cultura eno-gastronomica, storia e architettura. In perfetta coerenza con lo spirito del Vinuata voglioso di diffondere nei vini che distribuisce on-line, la cultura di cui sono portatori.

Dopo il tributo di traffico alla perfida Milano-Meda, mi sono trovato immerso in una meravigliosa architettura rappresentata dal Palazzo e adiacente Hotel.
Un buffet e poi in una splendida sala, brevi ma, stando in tema, sfiziosi interventi dell'organizzazione e degli ospiti coinvolti.
Quindi una visita nelle diverse stanze del Palazzo con una guida o meglio un vero appassionato del luogo, che ci ha arricchito la vista con richiami storici.
Poi una indimenticabile discesa nelle cantine, con una offerta di leccornie da cui il primo periodo dello scritto.
Cito solo l'apoteosi con un brindisi con un Lessona del 1870 ovvero il vino con cui Quintino Sella brindò all'Unità d'Italia.
Gran finale con visita alla Ghiacciaia e degustazione di dolci interpretati in chiave "valtellinese".

Un racconto questo che, nel pragmatismo del marketing, significa riconoscere il successo di un evento.
Un successo figlio di una idea o meglio di una intuizione nata "fredda" nella Ghiacciaia, ma sviluppata con il calore delle idee e con la volontà di dare valore.
Nell'eccesso dell'offerta di eventi, c'è ancora spazio per chi ne crea di straordinari e si ricorda del significato stretto del termine, l'essere eventi.
Un marketing operativo che può avere ancora spazio ed attrarre investimenti quanto pensato in un format vincente.

Un evento che mi ha arricchito dalla colesterolemia sino alle più alte idee.
Luca De Marchi de La Proprieta' Sperino in Lessona, mi ha raccontato il vino come mai nessuno aveva fatto.
"Vinificare è un atto profondamente umano e culturale. Un vino buono è parte della storia del territorio".
Far vino è un mestiere che si fa una volta l'anno sempre in condizioni diverse. Un vignaiolo al massimo in una vita fa 50 vini; la sua esperienza è un'arte che rappresenta più di mezzo secolo e che non può che apprendersi in quel lasso.
Brutalizzando la poesia, traduco questi concetti in chiave marketing e di generale sviluppo del sistema paese.
Luca propone tre concetti: territorio, storia, intelligenza umana.
Io credo fermamente che questi siano i veri assets del ns paese.
Lo dico non con il solito piglio retorico ma con il lucido punto di vista del marketing.
Quando si fa strategia si pensa a trovare fattori critici di successo (FCS) che siano differenzianti e soprattutto difendibili rispetto alla concorrenza domestica e non.
Un vino è buono se nasce nel territorio ideale. Quella terrà è un FCS unico come la sua morfologia, che nessun produttore estero potrà mai replicare nella sua eccellenza.
L'arte tramandata da un vignaiolo ti da un vantaggio competitivo di almeno mezzo secolo. Se l'Italia valorizza la sua storia, è avanti di almeno un millennio.
Per non dire l'intelligenza e la passione, di cui la gente italica è ricca e in parte unica.

Intelligenze, storia, territorio non solo eventi ma prassi quotidiana.

Social media, progetti, fallimenti...

Capita che questo sia l'epilogo.
Lo storia: l'azienda si affaccia ai social media, formula progetti che non mantengo le aspettative riposte.

Non mi trovo in una fase depressiva da strumento social ma solamente rifletto stimolato dall'opportuna discussione posta da Matteo Borsacchi nel gruppo WOMMI Lab.
Perché falliscono i progetti sui social media? La precisa domanda che riprende il titolo di un bel post apparso sul blog del Tagliaerbe.

Vi riporto le cause di fallimento nella mia esperienza più frequenti, tra quelle individuate dal  Brand Science Institute di Amburgo:
  • le aziende non hanno una chiara strategia riguardo i social media
  • paragonano le performance dei social media con quelle dei media tradizionali
  • pensano che i social media siano un media buy (qualcosa che si può semplicemente acquistare, come un banner pubblicitario)
  • non hanno idea di come gestire una forte reazione negativa proveniente dai social media
In termini pratici intraprendono i social media come quasi un dazio frutto della modernità tecnologica.
Allocano parte del budget di comunicazione per completezza nei media scelti, una sorta di diversificazione degli investimenti.
Nessuna strategia, valutazioni standard degli effetti e quindi giudizio negativo.

Ancor di più: approccio superficiale o per non volontà di approfondimento o per paura dello stesso.
Cioè o non si ha la volontà di capire o peggio quando la si ha si indietreggia di fronte alle difficoltà provenienti dal confronto.
Una superficialità per approccio o indotta che spesso è la causa degli insuccessi.