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Dario Ferrigato

Dario Ferrigato

Dario Ferrigato (Linkedin Profile) is Senior Consultant at (ADVB Strategic Minds), a worldwide network of indipendent marketing consultants.
Dario can be reached
via email at d.ferrigato(at)advboucle.com
on social media:

Facebook NON è un social network: tra tentativi di definizione e usi impropri.

Forse la digestione difficile, forse l'aver incontrato casualmente un articolo sui social network in cui l'immagine presentata era una ragnatela rievocativa di una mia atavica aracnofobia o più semplicemente la voglia di ragionare su concetti che sembrano ovvi.


Io penso che un social network sia in prima istanza uno strumento per coltivare una rete sociale.
Prendete Facebook: " Facebook ti aiuta a connetterti e rimanere in contatto con le persone della tua vita". 
Traspongo cioè la mia rete sociale sullo strumento e ci relaziono con un mezzo che mi permette cose che magari nella vita concreta non potrei fare. Un media cioè ad hoc per le relazioni sociali.

Ma l'elemento tipico delle reti sociali ovvero il conoscere altri viene realizzato?
Non ne faccio un discorso di funzionalità che evidentemente ci sono ma di reale utilizzo.
Viene cioè realmente trasferita on line la classica serata con gli amici in cui ti viene presentata la donna della tua vita? La donna della tua vita è la metafora che potrebbe rappresentare nel business la persona che stravolge la tua carriera lavorativa. Quante nuove conoscenze si fanno con lo strumento, quanto si fa network?
Dalla mia esperienza vedo che la finalità di fare network viene trascurata a favore di una mera stabilizzazione delle proprie conoscenze sebbene estese.
Ritengo che sia intrinseco nell'idea di social network, il concetto di fare nuove conoscenze.
E' per il suo uso improprio, sebbene per carità più che legittimo, che dico che Facebook non è un social network.


Penso che gli strumenti sociali debbano evolversi verso la realtà.
Come conosco altra gente tramite le mie conoscenze? Mi viene presentata, ci chiacchiero, ci discuto, entriamo in sintonia. In questo senso il like di FriendFeed si avvicina molto all'idea che ho in testa.
Voglio dire che le relazioni vengono veicolate dai propri contatti ma si fondano poi sulle relazioni, sullo scambio di opinioni e non su freddi contatti profilati.

Poi si può fare network da soli, si possono conoscere persone in maniera indipendente dalla schiera di contatti dei miei conoscenti. Ci si incontra in un contesto comune si fanno due chiacchiere e si creano i prodromi di una relazione più profonda. Siamo persone che si attraggono per feeling mentale che si crea solo con il confronto. Ancora una volta forse FF è più attuale.

Chiudo dicendo che non ci inventiamo nulla; facciamo diventare più efficienti e potenti fenomeno che già esistono senza il web. Facendosi ispirare dalla realtà, è questo il modo per trovare i migliori strumenti.
Dico sempre come non ci sia nulla di più tradizionale e convenzionale del marketing
non convenzionale basato sul passaparola. 

Social network: se non li usi non li capisci!

Mi sono con la casualità tipica del web, imbattuto in questo piacevole scritto di Noemi Ricci: Marketing: Twitter in azienda? Manager USA scettici

Viene ripresa una ricerca condotta fra i 100 più importanti CEO americani da UberCEO.com e in particolare vengono enfatizzati i seguenti dati:

  • solo 2 hanno un blog, i pochi manager con un account su piattaforme di social network (19 ne hanno uno su facebook) gestiscono profili con poche informazioni e scarsi contatti.
  • dichiarano prudenza nell'utilizzo dei nuovi strumenti, rivendicando la necessità di precisi metodi di misurazione del ROI di campagne ad essi dedicate.

Dove nasce il mio ragionamento da cui prende spunto il titolo?

Scaturisce dal vedere un legame di causa ed effetto tra i due dati.

Non usano i nuovi strumenti, non li conoscono e quindi li avvolgono di un iniziale scetticismo.

Che dalla non conoscenza nasca diffidenza, penso che sia processo tipico della umana natura su cui non mi dilungo.

E' a mio parere più di valore ragionare sul fatto che l'unica forma di conoscenza provenga dall'uso.

La materia social network è relativamente recente e quindi non è codificata, non attiene ai classici programmi di formazione. Se ne parla molto ma con una relativa superficialità. 

L'unica reale forma di conoscenza deriva dal loro uso intensivo ed approfondito.

Solo in questo modo se ne possono cogliere le opportunità e potenzialità. 

Chi ne è diffidente il più delle volte non li conosce!

Google AdWords vs Linkedin DirectAds: simili ma profondamente diversi.

Nella spasmodica ricerca di nuovi ed efficienti strumenti di comunicazione, non si può non considerare i social network ed il loro immenso bagaglio di contatti profilati. In ottica B2B e non solo, dimensioni sociali come Linkedin e nello specifico l'advertsing a pagamento concesso, appaiono come opportunità da vagliare nella promozione di prodotti o servizi. Personalmente, ritengo più efficaci le azioni non forzate ovvero l'utilizzo del mezzo social nella sua essenza; credo cioè che sia più interessante in uno spazio di contatti sfruttare logiche tipiche quali il passaparola o le aggregazioni per tema di interesse (gruppi...). E' un po' come dire che in un motore di ricerca cerco di diventare "visibile" per posizionamento organico e non per un forzato annuncio di testo per il quale pago.


Posta tale premessa ribadisco che comunque la pubblicità a pagamento su Linkedin vada analizzata e, sfruttando la precedente analogia con i motori di ricerca, comparata con le classiche opportunità concesse da Google.


Chiamiamoli per nome: Google AdWords e Linkedin DirectAds. In realtà quest'ultimo non rappresenta l'intera offerta della piattaforma ma circoscrive un'opzione dedicata a chi ha a disposizione budget limitati e si vuole accontentare di soli messaggi testuali.

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Strumenti simili all'apparenza: la visualizzazione di un messaggio dalla lunghezza estremamente limitata, un link che rimanda al sito da promuovere, la possibilità di pagamento in base ad un minimo, anche se nella realtà non sufficiente, risultato ovvero il pay for click in un mare di impression.


Penso che le peculiarità di Adwords siano ben note a chi si interessa anche minimamente di advertising su web. Ritengo quindi, nel sottolineare le differenze fra i due strumenti, di dare enfasi alle singolarità di DirectAds:


Non è worldwide. Per ora il servizio non è implementato in tutti i paesi e tra questi ovviamente, concedetemi il tono polemico, non è annoverato il nostro.


Budget minimo giornaliero obbligatorio.


Costo per click fisso e oneroso. Non è concessa alcuna variabilità, non c'è un meccanismo d'asta in base alla domanda. Apparentemente costa di più perchè il click proviene da un target più mirato e quindi potrebbe tramutarsi con maggior probabilità in una lead; la variabilità non può esistere perchè non ci sono keywords da scegliere. Dico solo che sono argomentazioni non proprio inattaccabili. Che i contatti siano migliori è tutto da dimostrare e reputo che volendo dei meccanismi di variabilità in base alle richieste di mercato siano ipotizzabili. Penso a riguardo a far pagare in base a quanto è ricercato un certo target o bouquet di essi...


Possibilità di pagamento a numero di impression. Interessante soprattutto per chi è molto appetibile e quindi potrebbe generare un'alta percentuale di click data l'esposizione del messaggio.


Estrema importanza al contenuto del messaggio. Bisogna crearlo in modo da rendere chiaro ciò che si va ad offrire in quanto non esiste il filtro della parola chiave che in un certo senso mi rende più corrispondente la richiesta con ciò che è propinato.


Si può mirare meglio il target. Considerate che si sceglie dove far apparire il messaggio in base alla funzione o al settore di appartenenza del soggetto.


E' advertising passivo. L'utente non sta cercando nulla! Non offro a chi cerca ma provo ad offrire a chi potrebbe essere interessato. La vera differenza sta proprio nelle scelte lessicali di quest'ultima frase: google=cerca=pronto ad accogliere, linkedin=interesse=mirato ma non predisposto ad accogliere.


In quest'ultimo punto ho cercato di raccontarvi la diversa filosofia che governa i due mezzi perchè credo che sia il reale valore che vi posso offrire.


Penso di non sbagliare ad interpretare i pensieri di chi legge ponendo il quesito: chi è il migliore?

Voglio uscire anche dal solo linkedin per ragionare sulla generale offerta dei social network: 

pubblicità passiva sul target o advertising sulle richieste del utente?


Forse la risposta sta nel quanto è attinente il target scelto con quello enucleabile dallo strumento, ciò che so di certo è che quotidianamente osservo campagne AdWords offrire ottimi risultati pur in un costante trends di aumento dei cpc dovuti all'inflazionarsi del mezzo.


Nuove strade sono necessarie ma la via sarà quella dell'advertisng sui social network?...