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Dario Ferrigato

Dario Ferrigato

Dario Ferrigato (Linkedin Profile) is Senior Consultant at (ADVB Strategic Minds), a worldwide network of indipendent marketing consultants.
Dario can be reached
via email at d.ferrigato(at)advboucle.com
on social media:

...si parla del valore aggiunto della consulenza.

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Un grazie per iniziare a Rita Bonucci.

Le sue riflessioni riprendono e aggiungono valore, per stare in tema, al mio post sul  contributo della consulenza.

Ne riprendo gli esordi per rimandarvi alla lettura completa del post:

“Quando qualcuno ha ragione bisogna dirglielo, anche se ti rode un po’ che potevi scriverlo tu e che sono cose che vai predicando da un secolo, ma se tu non le hai scritte e lui sì…"

Internet ed aziende, alcune verità.

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E' sempre bello leggere idee in cui credi.

Quando ti dici quanto è vero.
Quello che vi voglio raccontare è proprio uno di questi casi, pur essendo ben conscio che è spesso più utile leggere punti di vista differenti.

Il riferimento è ad un bellissimo pezzo di Federico Ferrazza apparso su L'Espresso del 11 Marzo 2010.
Il titolo "In Internet mi gioco L'AZIENDA".
Un concetto che non vuole certo invalidare il canale quanto semmai attribuire a quest'ultimo il ruolo centrale nelle sorti di una azienda.

Mi piace sottolineare anche la fonte.
Un magazine indiscutibilmente autorevole e tradizionale nell'accezione più nobile del termine, che ha prodotto una disamina approfondita ed estremamente moderna sul canale web. Uno scritto giornalistico molto ben confezionato a partire dalla ricca documentazione per culminare alla lucidità di analisi.

Coerentemente con quanto appena detto mi limiterò a riproporre alcuni passi con qualche mia osservazione.

"Ormai internet è il primo medium dove le persone si fanno un'idea su qualcosa che vogliono acquistare. E sul web trovano altri consumatori-testimonial, in positivo o in negativo.
Una tendenza che sta anche nei numeri dell'Osservatorio sulla multicanalità 2009 (a cura di Nielsen, Connexia e Politecnico di Milano) secondo il quale la rete assume un'importanza crescente soprattutto nella fase pre-acquisto: il web è il canale di informazioni sui prodotti per il 22 per cento dei consumatori italiani e la fonte principale per l'85% degli utenti di internet."
Quanto in grassetto misura la forza del fenomeno che non va letto come innamoramento, tendenza all'uso del nuovo strumento web.
No, la gente ha capito che ha a disposizione tanti pareri terzi sui prodotti ovvero opinioni vere di altri consumatori.
Domanda: cosa conta di più tra la comunicazione dell'azienda che vende il prodotto e il consumatore che lo usa? E' un quesito retorico se pensate a quando volete acquistare un telefono e chiedete lumi all'amico che già lo ha comprato.

"...in Italia - a parte pochi casi di eccellenza - le società faticano a capire come usare il WEB".
La solita arretratezza del sistema paese ma anche un'opportunità per i precursori.
I primi a cogliere il fenomeno godranno di un forte vantaggio competitivo.

"Da noi ancora non si comprende che la relazione con i consumatori in rete può portare a prodotti migliori con i consigli di quelle stesse persone che useranno l'articolo"
Non arrovellatevi in ricerche, non teorizzate, chiedete cosa vuole chi comprerà il vs prodotto.
Leggete cosa dicono del vs prodotto e cogliete le migliorie che si possono apportare.
Questo è un concetto moderno di ricerca di mercato.

"Anche in Italia, comunque, ci sono casi di eccellenza nell'uso del web 2.0 - dice Iabichino - sono anni ad esempio che WeBank (gruppo Bipiemme, ndr) dialoga con i suoi clienti per offrire un servizio migliore..."
Ecco il punto: DIALOGARE con i clienti potenziali e non. Non chiudersi nelle sale riunioni ma interagire con la rete di consumatori che comunque, anche senza di noi, parleranno dei ns prodotti.

Le aziende non devono aver "paura", devono credere nei loro prodotti e lavorare bene nel loro sviluppo.
La rete è un'opportunità non un pericolo!

Social network, non propriamente un media

Sette

Si stanno muovendo un po' come il buon Mario nell'immagine.

"Calpestando" cioè l'essenza degli strumenti che usano.
Al di la dei giudizi morali anche condivisibili espressi nell'articolo che vedete, il punto è sulle modalità di attuazione di azioni su gli strumenti social.

"E' l'ultima frontiera del marketing...consiste nel pagare i ragazzini perchè promuovano Fanta, Nintendo, Barbie e svariati altri marchi sulle pagine dei social network che frequentano..."

I punti sono due:
  • se l'essere "pagati" non traspare allora vi sono rischi per la stessa immagine aziendale
  • ma anche se ciò è manifesto, rimane che si tende ad usare gli utenti come mini-media
Certo si può fare advertising a pagamento sui social network, sperando in un marketing di interruzione su utenti a target, oppure usare collaboratori per comunicare su queste piattaforme...quello che credo è che bisogna tornare all'essenza delle cose.

Il passaparola amplificato dalla piattaforme social è e deve rimanere un fenomeno naturale.
Bisogna studiare come supportare tale fisiologica dinamica senza sperare di forzarla.

Fare grandi prodotti, innovare, creare condivisione nelle scelte di prodotto e comunicazione. Questi sono fattori che creano buzz.

O quantomeno pensate ad azioni che siano realmente virali, chiedetevi cioè:
perchè la gente ne dovrebbe spontaneamente parlare?

Fino a che non avrete dato una sensata risposta a questa domanda,
non potrete dire di avere in mano una campagna social di successo!


Location Based Marketing. Mobile marketing...

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Brutte parole coniate per dare un senso al valore della prossimità sfruttabile anche attraverso le tecnologie mobile.

Essere vicino ad un POS significa essere portatore di un bisogno da esso soddisfabile?
La correttezza quindi di una azione di comunicazione dedicata?
Certo passare in una via commerciale può significare essere li per shopping.
Il punto è sempre nella massificazione: se come entri in un centro vieni bombardato di messaggi, allora tenti a non considerarne nessuno.

Brand management ai tempi del web 2.0

Scrivo di getto dopo la lettura di un articolo proposto su FriendFeed da Luigi Centenaro.

Si tratta di un contributo proveniente dal sito di Ninja Marketing dal titolo:

Ne parafraso un pezzo:

"Quindi, ricapitoliamo: la strategia per rispondere alle critiche NON DEVE:

  • Riempire il post di commenti, con vari nickname, difendendo la reputazione del marchio;
  • Per sicurezza, fare pressione al blog provider affinché oscuri la pagina;
  • Pubblicare una lettera aperta (dopo la censura), dal tono tra il bonario e l’offeso, per mettere le cose a posto una volta per tutte"
Vi rimando al pezzo veramente illuminate e mi limito a sottolineare un atteggiamento.

Le aziende devono "scendere" nelle conversazioni, confrontarsi apertamente con i clienti.
Il brand non è più solo nelle vs mani, vive dell'interazione tra i consumatori e li si plasma dei suoi valori più di quanto possa mai fare ogni associazione brand-testimonial.

Barricarsi, censurare, limitare...non serve anzi fa peggio!

In una informazione che circola ogni arginamento produce maggiori sconfinamenti.

Parliamo tanto ne parlano.

Reputazione on-line, un bel contributo

Mi riferisco all'articolo di Luca Sartoni apparso su Nova24 di oggi.
Luca è attento conoscitore delle dinamiche dei social media ed opera come Pr&Media Strategist a 123people per l'Italia.

Riporto testualmente per totale condivisione l'ultimo periodo del contributo:
"Un lieto fine (rif. caso Domino's Pizza) da attribuire alla capacità di ascolto e di partecipazione alle conversazioni online da parte di un grande brand".

I mercati sono conversazioni, non sono più i brand a parlare ma sono loro oggetto di giudizi, il rischio non è nel partecipare alle conversazioni semmai nel non farlo.
Comunque la pensiate sappiate che i consumatori parlano dei vs prodotti e ne influenzano le scelte di acquisto più di quanto qualsiasi pubblicità potrà mai fare.