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Dario Ferrigato

Dario Ferrigato

Dario Ferrigato (Linkedin Profile) is Senior Consultant at (ADVB Strategic Minds), a worldwide network of indipendent marketing consultants.
Dario can be reached
via email at d.ferrigato(at)advboucle.com
on social media:

Luxury goods: il modello brasiliano

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Uno degli ultimi eventi della Fondazione Altagamma ha visto un importante focus sul Brasile.

Dati interessanti e autorevoli quelli riportati: Bain&Co e GFK-Eurisko.

Si parte da un paese in crescita di cui come valutazione macro-economica sottolineo un dato su tutti: "...l’84% ritiene che la propria situazione finanziaria è destinata a 
migliorare nei prossimi 12 mesi...". La palese attivazione del circolo virtuoso della crescita.
Quindi, con fiducia, propensione ai consumi che si si traducono in una forte domanda di beni di lusso.

Mi permetterete un altro significativo dato: il Brasile come uno dei paesi al mondo con il più alto numero tra ultra-milionari, milionari e classi agiate.
Un "difetto" etico ed in parte macro-economico, ma sicuramente uno sterminato terreno per i prodotti del lusso di cui il ns paese è valido rappresentante.

Ma come sempre più accade una dimensione glocal che devono assumere i brand internazionali della moda.
5 cluster socio economici portatori di peculiari istanze, come ben identificato dalla ricerca Bain&Co:
  1. i "nativi" che stanno approcciando ora i brand internazionali 
  2. coloro che hanno goduto della dimensione estera e che quindi si confrontano con naturalezza con i brand del lusso
  3. le seconde generazioni che con uno spirito fusion, contaminano gusto brasiliano con lusso internazionale
  4. il consumo generale che è femminile al 75%
  5. le agiate coppie di professionisti senza figli che ambiscono alla materialità del bene di lusso
Il tutto, in tipico retaggio brasiliano, condito con tanto colore.

Brasile per concludere come grande opportunità ma da comprendere con ancor più mirate ricerche.

Quando il web è di lusso...

Gassan_diamante

Non mi riferisco ad un facebook per pochi facoltosi eletti, non si tratta del nuovo social network inteso come trasposizione on-line dei circoli di golf.

Niente di tutto ciò!

Parlo di web come vettore, amplificatore delle dinamiche d'acquisto di prodotti di lusso.
In molti, compreso il sottoscritto, stanno riprendendo i dati della Ricerca 2011 di Fondazione Altagamma in collaborazione con Bain&co.

Personalmente non sono tanto stupito dalle dinamiche di crescita del settore luxury, in parte prevedibili in periodi di crisi ove accanto a una minor ricchezza prodotta spesso si assiste ad una concentrazione su classi più agiate. Così come non mi sorprendo che con la poca crescita mondiale concentrata nei paesi emergenti, si abbia un boom di richieste di beni di lusso ovvero la testimonianza di uno status acquisito.

Mi colpisce quasi a sconvolgermi piacevolmente, l'apporto del web in tutto ciò.
In un pezzo di ItaliaOggi sull'argomento Francesca Sottilaro scrive:
"...il 56% dei consumatori europei, dopo una visione al negozio sceglie di acquistare beni di lusso on-line e senza intermediari, mentre il 58% dei cinesi è guidato da blog, social media prima dello shopping. I brand di lusso, infine, hanno visto aumentare del 136% il numero annuo di supporter sui social forum".

Se in Cina il più dello shopping è on-line, non ci resta che credere e soprattutto comprendere il web.
Se prima internet era alieno, se poi non ci andavano i miei clienti...ora i ns clienti sono li, ma noi ci siamo? E soprattutto comprendiamo dove siamo?
Il peggior errore nel business è il ritardo, non voglio scomodare la teoria economica di Joseph Schumpeter ma appare evidente a tutti l'opportunità.
Crediamoci sempre più e conosciamola con la medesima intensità.

Emerging Markets Insights

Riprendo, letteralmente nel titolo e per svilupparlo, l'ottimo lavoro presentato a Shanghai da Armando Branchini, Executive Director, Fondazione Altagamma.

Condivido in primis l'uscita dal luogo comune secondo cui i vecchi mercati pretendano innovazione mentre quelli nascenti si accontentino, se così si può dire, di prodotti dai brand altisonanti.
In sostanza nuovi ricchi che nell'affermare il loro nuovo status, acquistano brand più che prodotti.
Un consumo passivamente dettato dal brand che legittima un condizione ottenuta.

Nei nuovi mercati qualcosa sta cambiando...
Una nuova attrazione verso i brand alimentata  dai social network e dai fashion blog.
La non sufficienza quindi del blasone nato in estere realtà ma il bisogno di calarsi in locali paradigmi culturali e nei sottostanti comportamenti individuali.

Un nuovo processo di creazione, innovazione dei prodotti: comprensione del contesto socio culturale, individuazione del target e quindi emersione dei loro bisogni.
Tecniche di ricerca quindi alla base di tutto e, dato che il web ha determinato certi cambiamenti, sempre più approcci digitali.

Branchini in una slide riferita alla Cina, scrive: Embracing online opportunities.

E con questa indicazione penso di ben chiudere questa breve riflessione.

Web, è più un problema di come che di quanto...

Vado in controtendenza rispetto ai normali assunti con cui si parla di rete.
Non si investe a sufficienza, alcune imprese non praticano proprio il canale, non rappresenta una quota significativa del PIL.
O al contrario, come sta avvenendo allo IAB, si sviscerano numeri incoraggianti che per completezza riporto da un articolo di Repubblica:
  • "il web salirà al 20% del mercato nel 2015"
  • "raddoppiate le imprese che investono in rete"
  • "l'intero settore della pubblicità chiuderà con una flessione del 3% a 8,7 miliardi di euro, mentre l'advertising online sfiorerà quota 1,2 miliardi, in crescita del 15% sul 2010"
  • "l'anno prossimo, ipotizzando una crescita tra il 10 e il 15%, con il suo miliardo e mezzo circa la pubblicità online sarà quindi seconda solo alla vecchia televisione"
Si crescerà ma come crescerà!
Quanto veramente si conosce la rete in riferimento al proprio settore, quanto sono consapevoli gli investimenti in rete, quanto non sono un mero comprare degli strumenti?
Il web non è affissione su cartelloni e un luogo virtuale in cui la gente si confronta, conosce, dibatte anche su questioni riguardanti il vs settore di attività.
Quanto conoscete di tutto ciò? Siete sicuri che gli strumenti web vadano nella direzione giusta ovvero a tale realtà si adeguino?

Ho fatto tanti progetti web ed ho scoperto che stare in rete significa svariate cose:
  • a volte è servito del SEM
  • altre dei buoni contenuti per del sano SEO
  • altre ancora far comunicazione è significato il mero controllo e uniformazione della comunicazione prodotta dai franchisee
  • in diversi casi si è scoperta l'importanza della presenza web dei vari dealer e si è reso necessario un unico template di sito web per dare integrità al brand
  • in alcune situazioni si sono scovati luoghi virtuali della passione e la società ha cercato di replicarli dandogli nuove features
  • altre volte ancora si è scoperta una dimensione del fai da te da supportare
Insomma, queste attività di successo sono state tali in quanto le aziende hanno capito la realtà web del loro settore e hanno di conseguenza indirizzato gli investimenti.
Anteporre delle ricerche, la conoscenza del proprio settore in rete è la prima cosa da fare.

La rete ha tanti problemi nel ns paese: dalle infrastrutture ai volumi di investimento.
Ma credo che il più grave sia culturale ovvero di reale comprensione dell'essenza dell'universo internet.

La rete il nuovo autosalone

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Parafraso così il meglio riuscito titolo del CorriereMotori Comprare un'auto? Gli italiani la scelgono online.

Alcune citazioni del pezzo:

"E' il quadro che emerge da una ricerca di Google che sarà presentata in questi giorni al «Top Dealer Forum» a Verona...
... Secondo lo studio della società di Mountain View, il 43% di chi è interessato a cambiare macchina si affida alla rete contro il 37% di quanti ancora si recano all'autosalone per richiedere preventivi e brochure...
le raccomandazione online rappresentano uno degli incentivi maggiori all’acquisto, così come i consigli sui social network. Si tratta di informazioni veloci e giudicate attendibili dai navigatori...
nel 2010 in Italia gli investimenti pubblicitari del settore automotive costituivano l'11% del totale davanti a radio (5%) e periodici (9%) ma dietro a Tv (51%) e quotidiani (16%), per quest'anno è previsto un aumento della quota di mercato superiore al 15%..."

In sintesi quasi la metà delle persone comprano una macchina se è ben giudicata in rete, le aziende dell'automotive sembrano accorgersene distribuendo più risorse sul web.

Ma a mio parere il punto non è conta il web investiamoci sopra, inondiamolo della ns comunicazione.
La vera domanda da porsi è cosa si conosce di quelle dinamiche di passaparola che si diffondono in rete, dove e come parla la gente.
Cosa si dicono per influenzare la scelta d'acquisto, dove ravvisano qualità e inadeguatezze del mezzo.
Solo capendo tutto ciò si può pensare a delle contromisure e quindi ad una comunicazione mirata.
Altrimenti si rischia di cadere in un'azione meramente quantitativa.
So che conta un mezzo, lo pratico ma non lo conosco.

Il processo virtuoso è importanza->comprensione->azione.
In maniera meno accademica si tratta di metter in piedi indagini di mercato su web che portino il management a capire come i loro clienti scelgono o peggio non scelgono i loro prodotti.
Tutto il resto è come voler entrare in una conversazione importante, urlando e soprattutto senza saper di cosa si parla!

Modelli di business e internet: 3 banali verità

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Avere un business e credere alla rete per il suo sviluppo è cosa corretta o quantomeno è una ipotesi da vagliare.

Certo non tutto è adattabile alla rete ma al contempo internet, il mezzo non deve essere stravolto in base ai propri convincimenti tradizionali.

Dettaglio per punti quanto voglio sostenere, applicando le più consuete categorie di marketing:
  1. comunicazione
    quando la rete diventa il megafono della mia attività devo comprenderne i meccanismi e soprattutto le diversità rispetto ai media tradizionali. Non si fa broadcast ma ci si confronta, si cerca una relazione con gli utenti su temi di loro interesse. Non sono uditori passivi, per pretendere un like devo meritarmelo e certo non ne "sono degno" se promulgo piatta la mia offerta commerciale. 
    Nel tuo business usa pure la rete per comunicare ma attivati cercando relazione, interesse, compartecipazione...
  2. distribuzione
    vendere on-line, raggiungere clienti prima lontani, sfruttare piattaforme dagli investimenti oggi abbordabili rispetto a dinamiche classiche di logistica. Bello, può essere il vs canale ma sappiate adattarvi a questo stile di vendita. In rete non si tocca, non si sente almeno per ora...deve cambiare il modo di proporre il prodotto attraverso una multimedialità che supplisca alla sensorialità. Aggiungere la facilità, fruibilità nel trovare il prodotto desiderato: se compro on-line è perché voglio una comodità e il sito non può che produrla, pena il tradire il sua stessa missione
  3. prodotto o meglio servizio
    vuoi godere della forza della rete o in generale della tecnologia per evolvere il tuo servizio? Ottima prospettiva ma non cercare mere trasposizioni, adeguati attivamente alla tecnologia sfruttandone al massimo le potenzialità. Facciamo degli esempi: sei un editore? Bene pensare ad una delivery on-line o su piattaforme mobile, ma non creare un banale pdf...pensa a quanto ti possono offrire le tecnologie. Banalmente, fai gli articoli con delle fonti linkabili ai siti di approfondimento, crea degli intelligenti sistemi di archiviazione delle notizie, pensa ad un advertising interattivo in cui vedo in vari modi l'oggetto e se voglio vado direttamente al sito del produttore guadagnando magari una fee.
In sintesi, reti e tecnologie sono opportunità che si possono cogliere solo con la loro comprensione e successiva valorizzazione, implementazione di potenzialità.