The Dario Ferrigato Life Stream

Perchè il marketing è utile! 

Libia: oltre l'import-export la prospettiva di una partnership globale

Vi racconterò in ordine sparso una serie di punti di forza che varie figure istituzionali libiche hanno proposto alla platea intervenuta in Camera di Commercio all'evento "Sviluppo delle relazioni economiche tra Libia e Italia - Lombardia: le nuove opportunità di affari nel paese":

  • gli investimenti nel paese sono aumentati in maniera esponenziale
  • la creazione di una free zone dedicata all'Italia
  • la Libia può essere una delle possibili piattaforme logistiche per l'Africa
  • l'Africa cresce ad un tasso superiore al 7% e la Libia, con il suo leader storico, ha un ruolo politico di sempre maggior peso
  • c'è una relativa stabilità e modernità nel quadro normativo: salvaguardia della proprietà intellettuale, facilità nel rimpatrio degli utili...
  • nessuna tassa per i primi 5 anni di attività e grandi agevolazioni per i successivi 3
  • i partner libici sono dei buoni pagatori; dai dati emersi dalle camere non risultano mancati pagamenti se non per minime contestazioni sulle forniture
  • vi è stata un semplificazione nelle modalità di partecipazione degli appalti: non è più necessario costituire ex-ante una filiale in loco
  • la bilancia commerciale del paese vede l'Italia come primo partner capace di staccare di molti punti % gli altri interlocutori europei
  • i libici sono abituati per i motivi suddetti a comprare italiano 
  • sembrano almeno in parte superate le tragiche eredità del passato coloniale
Insomma la Libia viene presentata come una grande opportunità soprattutto per l'Italia.
Voglio crescere avendo come interlocutore privilegiato il ns paese.
Siamo di fronte a una domanda di quasi 6milioni di persone, la manodopera ha i costi noti e i regimi fiscali sono generosi.
Ci viene chiesto un approccio che vada oltre il mero scambio commerciale, voglio creare imprese libiche che competano sui mercati mondiali e chiedono agli imprenditori italiani il know-how necessario. Vogliono partnership che non necessariamente richiedano investimenti diretti.

Sicuramente è un'opportunità da vagliare come in generale lo è tutto il Nord Africa. 

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Andare oltre i social network...

superare cioè l'idea della condivisione dei contatti come strumento per fare networking.
Oltrepassare il concetto che per conoscerti devo darti i miei contatti.
Quando vi è stata presentata una persona le avete chiesto l'agenda del cellulare?
Non credere alla chimera che con i vari livelli di contatti puoi raggiungere il mondo.
Non puoi chiedere amicizia se non mi conosci, è il contrario prima mi conosci poi diventiamo amici.

Credo che gli strumenti di conversazione globale siano più idonei per conoscere altre persone.
E' la realtà che ci deve guidare: si diventa amici scambiandosi idee, condividendo una certa filosofia di pensiero.

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Personal branding, non cercare fatti trovare!

Stai cercando lavoro, vuoi cambiarlo, hai bisogno di nuove prospettive?

Bene prova a pensare diversamente, non affidarti alle solite banche dati, non considerare che esistono solo i seppur raffinati strumenti web es. per la cronaca www.simplyhired.it/.
Non cercare, fatti trovare promuovendo te stesso. 
Correggo il tiro allo scritto, non voglio apparire come un motivatore. 
Dico che fino ad ora si è pensato a creare strumenti per far incontrare domanda ed offerta di lavoro, dimenticandoci che spesso le figure si scelgono per conoscenza. 
Rettifico nuovamente: non parlo dell'indecenza molto italiana di scegliere chi conosco solo per il fatto che lo conosco. Opto per lui perchè ho consapevolezza delle sue capacità. La conoscenza per eliminare
la mancanza di informazioni sui soggetti.

Sviluppare il concetto pensandosi come un brand che deve farsi conoscere.
Perchè è importante l'analogia? Per il fatto che come ogni brand devi ragionare su ciò che sei, che ti piace anche se non necessariamente legato alla tua formazione e storia professionale. Un brand portatore di valori che non possiede viene rigettato dal mercato, allo steso modo non ci si può promuovere se non per quello che si è. Lavorare sulle proprie passioni ci da la forza di intraprendere e continuare un cammino come quello che vi sto descrivendo.

Sfruttare poi gli strumenti sociali su web che ci permettono di intessere relazioni e conoscenze.
Prima si ragionava sulla stretta cerchia di conoscenze, oggi si può amplificare il fenomeno allargandosi verso orizzonti insperati.
Partecipare con passione alle conversazioni, buttarsi mettendosi in gioco, accettando critiche e confronti.

Ho sentito dire da più parti che la ricerca del lavoro è un lavoro non remunerato o meglio un investimento.
Per quanto mi riguarda deve essere un im pegno pensato e ragionato con creatività.
Spero che questo concetto non sia apparso come cinico e materialista.
Farsi conoscere, dire chi si è e se poi si trova un lavoro che male c'è. 
Il lavoro fa parte della realizzazione personale, non è solo una fonte di remunerazione.
I segreti sono passione al tema, voglia di confrontarsi e valutare il lavoro come piacevole effetto collaterale.

Essere sociali per la meraviglia di esserlo ma anche con un occhio alla propria realizzazione ovvero il lavoro!

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Pay for lead e poi...

Si e poi dove finiremo alla provvigione commerciale!

Signori è comunicazione, la ricerca di sempre maggiore sicurezza sulla sua efficacia rischia di portarci al suo annullamento.
Impression > Click > Lead  rimane Appointment > Sell.
La mia impressione è che si cerchi nel pricing la risposta all'inefficacia di taluni strumenti.
Impression > Click > Lead sembra un percorso evolutivo, migliorativo ma ne siamo convinti?
Stavo facendo una pubblicità su linkedin e mi sono reso conto che data l'efficacia del messaggio mi conveniva un pricing ad impression. Se il canale è adeguato al prodotto servizio, un pricing alla fine non inficia in maniera pesante la bontà dell'investimento.
Alla fine anche la lead non è un risultato certo, come detto rischiamo di arrivare alla provvigione.

Il valore vero che intravedo sta nel fatto che pagando a lead in un certo senso impongo all'ambiente
dei media pubblicitari un forte incentivo al miglioramento. Questa è la vera sfida di cui il pay per lead è un sintomo: trovare nuovi e più efficienti strumenti di comunicazione. Capire come comunicare, studiare, inventarsi canali, non ripartire i budget
di comunicazioni tra le solite allocazioni.

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Iniziativa lodevole ma...

EXPONITI ha tutte le caratteristiche per essere la giusta prospettiva per l'evento del 2015.
Mi chiedo però: le risultanze saranno ascoltate, sarà replicata, verrà istituito un osservatorio costante sulle istanze della società, non sarà solo un'operazione di facciata?

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Da questa sera sono su Life Stream!!!

Perchè sto postando con la semplicità di mandare una mail!

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Facebook NON è un social network: tra tentativi di definizione e usi impropri.

Forse la digestione difficile, forse l'aver incontrato casualmente un articolo sui social network in cui l'immagine presentata era una ragnatela rievocativa di una mia atavica aracnofobia o più semplicemente la voglia di ragionare su concetti che sembrano ovvi.


Io penso che un social network sia in prima istanza uno strumento per coltivare una rete sociale.
Prendete Facebook: " Facebook ti aiuta a connetterti e rimanere in contatto con le persone della tua vita". 
Traspongo cioè la mia rete sociale sullo strumento e ci relaziono con un mezzo che mi permette cose che magari nella vita concreta non potrei fare. Un media cioè ad hoc per le relazioni sociali.

Ma l'elemento tipico delle reti sociali ovvero il conoscere altri viene realizzato?
Non ne faccio un discorso di funzionalità che evidentemente ci sono ma di reale utilizzo.
Viene cioè realmente trasferita on line la classica serata con gli amici in cui ti viene presentata la donna della tua vita? La donna della tua vita è la metafora che potrebbe rappresentare nel business la persona che stravolge la tua carriera lavorativa. Quante nuove conoscenze si fanno con lo strumento, quanto si fa network?
Dalla mia esperienza vedo che la finalità di fare network viene trascurata a favore di una mera stabilizzazione delle proprie conoscenze sebbene estese.
Ritengo che sia intrinseco nell'idea di social network, il concetto di fare nuove conoscenze.
E' per il suo uso improprio, sebbene per carità più che legittimo, che dico che Facebook non è un social network.


Penso che gli strumenti sociali debbano evolversi verso la realtà.
Come conosco altra gente tramite le mie conoscenze? Mi viene presentata, ci chiacchiero, ci discuto, entriamo in sintonia. In questo senso il like di FriendFeed si avvicina molto all'idea che ho in testa.
Voglio dire che le relazioni vengono veicolate dai propri contatti ma si fondano poi sulle relazioni, sullo scambio di opinioni e non su freddi contatti profilati.

Poi si può fare network da soli, si possono conoscere persone in maniera indipendente dalla schiera di contatti dei miei conoscenti. Ci si incontra in un contesto comune si fanno due chiacchiere e si creano i prodromi di una relazione più profonda. Siamo persone che si attraggono per feeling mentale che si crea solo con il confronto. Ancora una volta forse FF è più attuale.

Chiudo dicendo che non ci inventiamo nulla; facciamo diventare più efficienti e potenti fenomeno che già esistono senza il web. Facendosi ispirare dalla realtà, è questo il modo per trovare i migliori strumenti.
Dico sempre come non ci sia nulla di più tradizionale e convenzionale del marketing
non convenzionale basato sul passaparola. 

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Social network: se non li usi non li capisci!

Mi sono con la casualità tipica del web, imbattuto in questo piacevole scritto di Noemi Ricci: Marketing: Twitter in azienda? Manager USA scettici

Viene ripresa una ricerca condotta fra i 100 più importanti CEO americani da UberCEO.com e in particolare vengono enfatizzati i seguenti dati:

  • solo 2 hanno un blog, i pochi manager con un account su piattaforme di social network (19 ne hanno uno su facebook) gestiscono profili con poche informazioni e scarsi contatti.
  • dichiarano prudenza nell'utilizzo dei nuovi strumenti, rivendicando la necessità di precisi metodi di misurazione del ROI di campagne ad essi dedicate.

Dove nasce il mio ragionamento da cui prende spunto il titolo?

Scaturisce dal vedere un legame di causa ed effetto tra i due dati.

Non usano i nuovi strumenti, non li conoscono e quindi li avvolgono di un iniziale scetticismo.

Che dalla non conoscenza nasca diffidenza, penso che sia processo tipico della umana natura su cui non mi dilungo.

E' a mio parere più di valore ragionare sul fatto che l'unica forma di conoscenza provenga dall'uso.

La materia social network è relativamente recente e quindi non è codificata, non attiene ai classici programmi di formazione. Se ne parla molto ma con una relativa superficialità. 

L'unica reale forma di conoscenza deriva dal loro uso intensivo ed approfondito.

Solo in questo modo se ne possono cogliere le opportunità e potenzialità. 

Chi ne è diffidente il più delle volte non li conosce!

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Google AdWords vs Linkedin DirectAds: simili ma profondamente diversi.

Nella spasmodica ricerca di nuovi ed efficienti strumenti di comunicazione, non si può non considerare i social network ed il loro immenso bagaglio di contatti profilati. In ottica B2B e non solo, dimensioni sociali come Linkedin e nello specifico l'advertsing a pagamento concesso, appaiono come opportunità da vagliare nella promozione di prodotti o servizi. Personalmente, ritengo più efficaci le azioni non forzate ovvero l'utilizzo del mezzo social nella sua essenza; credo cioè che sia più interessante in uno spazio di contatti sfruttare logiche tipiche quali il passaparola o le aggregazioni per tema di interesse (gruppi...). E' un po' come dire che in un motore di ricerca cerco di diventare "visibile" per posizionamento organico e non per un forzato annuncio di testo per il quale pago.


Posta tale premessa ribadisco che comunque la pubblicità a pagamento su Linkedin vada analizzata e, sfruttando la precedente analogia con i motori di ricerca, comparata con le classiche opportunità concesse da Google.


Chiamiamoli per nome: Google AdWords e Linkedin DirectAds. In realtà quest'ultimo non rappresenta l'intera offerta della piattaforma ma circoscrive un'opzione dedicata a chi ha a disposizione budget limitati e si vuole accontentare di soli messaggi testuali.


Strumenti simili all'apparenza: la visualizzazione di un messaggio dalla lunghezza estremamente limitata, un link che rimanda al sito da promuovere, la possibilità di pagamento in base ad un minimo, anche se nella realtà non sufficiente, risultato ovvero il pay for click in un mare di impression.


Penso che le peculiarità di Adwords siano ben note a chi si interessa anche minimamente di advertising su web. Ritengo quindi, nel sottolineare le differenze fra i due strumenti, di dare enfasi alle singolarità di DirectAds:


Non è worldwide. Per ora il servizio non è implementato in tutti i paesi e tra questi ovviamente, concedetemi il tono polemico, non è annoverato il nostro.


Budget minimo giornaliero obbligatorio.


Costo per click fisso e oneroso. Non è concessa alcuna variabilità, non c'è un meccanismo d'asta in base alla domanda. Apparentemente costa di più perchè il click proviene da un target più mirato e quindi potrebbe tramutarsi con maggior probabilità in una lead; la variabilità non può esistere perchè non ci sono keywords da scegliere. Dico solo che sono argomentazioni non proprio inattaccabili. Che i contatti siano migliori è tutto da dimostrare e reputo che volendo dei meccanismi di variabilità in base alle richieste di mercato siano ipotizzabili. Penso a riguardo a far pagare in base a quanto è ricercato un certo target o bouquet di essi...


Possibilità di pagamento a numero di impression. Interessante soprattutto per chi è molto appetibile e quindi potrebbe generare un'alta percentuale di click data l'esposizione del messaggio.


Estrema importanza al contenuto del messaggio. Bisogna crearlo in modo da rendere chiaro ciò che si va ad offrire in quanto non esiste il filtro della parola chiave che in un certo senso mi rende più corrispondente la richiesta con ciò che è propinato.


Si può mirare meglio il target. Considerate che si sceglie dove far apparire il messaggio in base alla funzione o al settore di appartenenza del soggetto.


E' advertising passivo. L'utente non sta cercando nulla! Non offro a chi cerca ma provo ad offrire a chi potrebbe essere interessato. La vera differenza sta proprio nelle scelte lessicali di quest'ultima frase: google=cerca=pronto ad accogliere, linkedin=interesse=mirato ma non predisposto ad accogliere.


In quest'ultimo punto ho cercato di raccontarvi la diversa filosofia che governa i due mezzi perchè credo che sia il reale valore che vi posso offrire.


Penso di non sbagliare ad interpretare i pensieri di chi legge ponendo il quesito: chi è il migliore?

Voglio uscire anche dal solo linkedin per ragionare sulla generale offerta dei social network: 

pubblicità passiva sul target o advertising sulle richieste del utente?


Forse la risposta sta nel quanto è attinente il target scelto con quello enucleabile dallo strumento, ciò che so di certo è che quotidianamente osservo campagne AdWords offrire ottimi risultati pur in un costante trends di aumento dei cpc dovuti all'inflazionarsi del mezzo.


Nuove strade sono necessarie ma la via sarà quella dell'advertisng sui social network?...

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Internazionalizzare: alcuni pratici consigli.

Passerò da aspetti finanziari, a quelli assicurativi, sconfinando verso temi più specifici del diritto internazionale. Sarò disinvolto nelle tematiche, peccherò nella non univocità dei contenuti ma penso che vi offrirò comunque delle interessanti indicazioni nel caso vi apprestiate a varcare i confini nazionali.

Che vogliate commerciare con soggetti stranieri, che pensiate più profondamente di acquisire aziende straniere comunque non potrete non confrontarvi con logiche di valutazione societaria. Oggi la definizione di un corretto e veritiero rating è presupposto decisivo per le scelte imprenditoriali ed ancor di più in ottica internazionale. Si tratta di affidarsi a professionisti che possano fondare le loro analisi su metodologie il più possibile accurate. E' necessario un rating che esponga con chiarezza le basi informative da cui attinge le informazioni, che permetta comparazioni trans-nazionali ovvero attraverso principi di redazione contabile differenti.

Il rischio si riduce attraverso informazioni attendibili ma può essere più tradizionalmente contenuto e razionalizzato attraverso gli strumenti assicurativi.
Tipicamente quando si parla di processi di internazionalizzazione e assicurazione, si intende riferirsi a rischi tipici quali quelli legati al paese e al credito. Voglio però portare alla vostra attenzione alcune insidie estremamente diffuse a cui il mondo assicurativo ha risposto con strumenti ad hoc.
Parto con la polizza Director and Officer che tende a proteggere manager e amministratori da richieste di risarcimento conseguenti al loro operare. In diversi paesi esteri, il rischio associato a tali eventi è molto elevato e quindi fornire strumenti di questo tipo può essere estremamente utile ad un imprenditore per attrarre professionalità di alto profilo che in tal modo si sentirebbero maggiormente garantite.
Vi sono paesi poi in cui le conflittualità legate a mobing, demansionamento, licenziamento discriminatorio sono molto probabili e quindi ove è molto utile il ricorso a strumenti assicurativi a hoc.
Purtroppo assume molta utilità anche la cosiddetta Crime Insurance che garantisce l'azienda nei confronti di frodi anche contabili e appropriazione indebita. Vi sono poi strumenti più evoluti che vanno a coprire nel caso di inadempimento del venditore di fronte ad acquisizione di società straniera terza.
Il concetto che deve essere chiaro è che internazionalizzando cambia il profilo di rischio a cui si è sottoposti e quindi deve anche cambiare il quadro degli strumenti assicurativi a cui ci si affida.

Chiudo i miei ragionamenti con un approfondimento di un paio di tematiche legate al diritto societario internazionale.
Sede secondaria o filiale estera? La prima ha il vantaggio dell'essere costituibile con maggiore facilità e quindi anche con minori costi. La seconda nella sua maggiore complessità garantisce la limitazione del capitale di responsabilità a quello della sola filiale; nel caso di sede secondaria invece è sempre la primaria a rispondere in solido per eventuali accadimenti. Va detto poi come l'assetto di una filiale garantisca l'ingresso di soci locali.
Un aspetto di estremo interesse è anche quello rappresentato dalle join-venture ovvero il contratto che disciplina la cooperazione tra più imprese avente ad oggetto la realizzazione di un specifico progetto economico. Benché realizzabile anche tra imprese italiane, esso viene normalmente utilizzato per le cooperazioni internazionali. Si pensi all'importanza nella conquista di un nuovo mercato delle conoscenze di un partner locale come testimoniano alcune operazioni di stretta attualità nel settore automotive. La join venture può essere o contrattuale o societaria: nel primo caso e per rapporti temporanei vi è solo un legame contrattuale, mentre nel secondo vi è una collaborazione più profonda rappresentata dalla nascita di una società dedicata.

A prescindere comunque dagli ambiti considerati, penso che il miglior consiglio sia quello di affidarsi a professionisti competenti in quanto, data la complessità della realtà economica, non è più il tempo di internazionalizzare in maniera artigianale e approssimativa.

Le informazioni alla base di questo scritto sono tratte da contenuti esposti durante il convegno "Il processo di internazionalizzazione: Strumenti evoluti per la valutazione e la gestione dei rischi associati" tenutosi il 9 marzo 09 presso Palazzo Mezzanotte, Piazza Affari MI, organizzato tra gli altri da modeFinance.

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