I 7 trend che sconvolgono il marketing...

Riprendo, ponendolo al presente, il titolo di Luca Conti su Pandemia.

Nell'articolo Luca rimanda alla presentazione The 7 Trends that will Rock Marketing by Graham D Brown, definendola correttamente illuminante. 
Punti tanto veri quanto trascurati: il brand sono i consumatori, fine della comunicazione in grande scala, impossibilità a "comprare" l'attenzione ma dovere di conquistarsela...
Ho posto il presente perchè molte di queste dinamiche sono già in atto, si può già su esse operare. Purtroppo spesso rappresentano  il futuro del marketing perchè questo si radica in vecchie convinzioni. Non si evolve soprattutto nelle aziende con il mutare del mercato e ciò è paradossale quasi una contraddizione in termini.
 
 
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Perchè parlare...

Ridacchio mentre provo a dare un senso alle parole che scrivo.
Un logorroico come me dovrebbe chiederselo ogni volta che inizia a conversare, più che porlo come titolo di un post di marketing.
Sento già la pletora di assensi di amici, collaboratori e clienti.

Ma torniamo a temi meno personali.
Perchè conversare in rete, in quali circostanze soprattutto.

Se esiste una generica discussione su un tema affine all'operare dell'azienda.
Non provare a piazzare ma porsi come quello che siamo ovvero i professionisti del settore.

Se c'è un evidente bisogno di assistenza ad un ns cliente che invece di dialogare direttamente con noi si appella alla rete.
Un moderno ed efficace customer care.
Pensate alla differenza: di norma tutti si lamentano per la loro incapacità o ancor più per la difficoltà a porsi in collegamento, noi addirittura troviamo l'appello di aiuto del cliente nel buzz della rete.

Per creare un rapporto diverso, interattivo e non gerarchico con il cliente.
Io azienda comunico il cliente subisce, sorpassato da l'azienda dialoga con il cliente.
Prendere il discorso per usare un termine della vita comune con un blog, con FB o FF.

Più delicato l'intervento in una discussione che ha ad oggetto in senso critico il ns brand.
Dipende dalla ns capacità di trovare le giuste regole di ingaggio e non meno dal non essere "bigotti" di alcuni amministratori di piattaforme.
Da non trascurarsi l'aleatorietà umana nella scelta interventista.

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Se parlano i consumatori...

"Consumers have always valued opinions expressed directly to them. Marketers may spend millions of dollars on elaborately conceived advertising campaigns, yet often what really makes up a consumer’s mind is not only simple but also free: a word-of-mouth recommendation from a trusted source"

Dal McKinsey Quarterly, il primo periodo di "A new way to measure word-of-mouth marketing".
Proposto perchè rappresenta una delle mie profonde convinzioni sul marketing moderno.
 

"As online communities increase in size, number, and character, marketers have come to recognize word of mouth’s growing importance"
Per continuare con le citazioni ma stando su concetti spero assodati.

 
Più avanzata la classificazione del passaparola: 
Experiential, Consequential, Intentional.
Io sono per la massima naturalità del fenomeno e quindi per quello figlio dell'esperienza d'uso. Questo quantomeno è quello efficace nelle decisioni di acquisto.
Il buzz generato da una campagna può essere visto come volano di una azione ben riuscita ma non fa altro che promuovere una affermazione di comunicazione non terza.
Non ho mai negato il mio scetticismo sull'indotto.
 

...anche le aziende devono partecipare, per mantenere la promessa del titolo.
Grazie al web.
Il web e in particolare le potenzialità 2.0 non sono un canale.
Sono interazione, confronto.
 
Sono come tali portatrici di un linguaggio di comunicazione più diretto, più vero, meno istituzionale.
 
Sono confronto alla pari sulla vera ed unica cosa che deve fare una azienda: la sua proposizione di valore al mercato.
 
Sono la fine del barricarsi nella difesa di un brand con frasi del tipo: sa noi siamo ..., non  possiamo permetterci...
Se il vs brand non parla, tanto saranno le persone a parlare di lui.
 
I rischi ci sono ma sono di più quelli che vengono dal chiudersi, nascondendosi dalle conversazioni dei mercati.

Facciamo grandi prodotti e poi confrontiamoci con i consumatori, nulla avremo da temere.
Il dado è tratto, sta a noi accorgercene!

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Relazionarsi con internet, un possibile percorso per le imprese.

In un mercato in cui sempre più le decisioni d'acquisto vengono basate sui giudizi degli altri consumatori.

In un mercato che si contraddistingue dall'essere una conversazione globale, un enorme passaparola.

In un mercato in cui la comunicazione diretta dell'impresa ha sempre meno importanza nelle scelte d'acquisto.

In un mercato in cui l'accesso all'informazione premia il valore intrinseco del prodotto al di la del brand.

 
In questo mercato bisogna pensare che possono esistere nuove strade per il marketing.
 
Valutare nuove forme di dialogo con i consumatori e il lessico non tecnico non è casuale.
Intraprendere o quantomeno prendere in considerazione nuove azioni.
Dare seguito a cose che sappiamo ma ci celiamo: quanti di voi, anche addetti ai lavori, comprano in base ad una pubblicità che vedono?
Informa e fa brand ma è sufficiente all'acquisto quando posso chiedere a chi usa il prodotto e non ha interessi in gioco?
Nessuna rivoluzione ma nemmeno il non affacciarsi a nuovi paradigmi: il mercato premierà sempre più il valore intrinseco di una offerta al di la delle sovrastrutture del marketing e della comunicazione.
 
Trovare ad esempio una relazione nuova attraverso internet che sia orizzontale e non ipocrita.
Una azienda è una organizzazione umana che, perseguendo un profitto e mediante fattori di produzione, cerca di realizzare al meglio un prodotto/servizio necessario ad una esigenza.  
Le persone sono portatrici di bisogni e ancor più desideri che vogliono soddisfare.
Parlano tra loro e perchè non può parteciparvi anche una azienda che per sua natura costitutiva è specializzata a risolvere quella necessità?
Non si tratta di una azione commerciale ma semplicemente di un contributo informativo.
Se in un network di professionisti si dibatte su temi legati al rebranding perchè io come consulente in marketing non posso dare il mio contributo?
Non è la stessa cosa di intervenire quanto stanno dibattendo sul mio brand...
Conversare sull'esigenza usando obiettività e conoscenza.
Non bisogna essere ipocriti, una azienda avrà sempre un fine commerciale ma ciò non è un male.
Io vivo grazie ai prodotti e ai servizi delle imprese!
Il punto è il dialogo sull'esigenza come esperto nel soddisfarla.
E ovviamente senza trascurare quell'apertura generale che ogni impresa deve avere sul mercato.
 
Idee, concetti che si possono prestare ad una dialettica ma di certo non sono più invasivi delle montagne di comunicazione che ci giungono da ogni parte, in ogni momento ed a prescindere dai ns bisogni.
 

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E-mail marketing e privacy: un dura convivenza...

Scrivo stimolato dalla partecipazione ad un evento realizzato dagli amici di ContactLab, ieri sera presso la DesignLibrary (Milano, via Savona 11).


Ottimi i relatori:
Luca Bolognini, Presidente Istituto Italiano per la Privacy
Massimo Fubini, AD ContactLab.

Interessanti le tematiche trattate.

Due prime riflessioni. 
Credo che l'e-mail marketing sia metodica da ben calibrare. Farla perchè si è studiato esser utile e non banalizzare il marketing in uno "sparare" nel mucchio.
Affidarsi quindi solo a seri professionisti e in questo senso ContactLab è indiscutibilmente il riferimento.

Poi ascoltando le normative, stringenti, puntuali mi dicevo quanto questo paese e l'Europa tendano ad una perfezione che poi stride con taluni lassismi, irregolarità macroscopiche. Perfetti per poi vivere nel concreto in totale assenza di regole. 
Ma torniamo a temi meno generali.

Riporto schematicamente alcuni miei appunti della serata in quanto credo che possano interessare a molti nelle loro pratiche di marketing:

  • le regole che seguiranno valgono per gli strumenti telematici (e-mail, sms...) in quanto il legislatore ha compreso la loro maggiore invasività e pericolosità a fronte del basso costo. Meno cari, rispetto ad es. alla posta tradizionale e quindi uso massivo
  • se il contatto è business posso mandargli una mail purchè non sia una manifesta promozione commerciale
  • i list broker vanno responsabilizzati nel senso che bisogna far loro dichiarare l'esistenza del consenso all'invio di comunicazioni rispetto ai contatti che ci propinano
  • il consenso va richiesto anche nel caso in cui ci vengano trasferite vere e proprie liste di contatti ovvero devono dichiarare l'esistenza del consenso al passaggio a terzi
  • è buona prassi prima di ogni azione l'effettuazione di una richiesta di reale esistenza del consenso da parte dei destinatari
  • la profilazione degli utenti oltre che subordinata a consenso, è sottoposta a limiti temporali di detenzione del dato evinto
  • è stata approvata una nuova direttiva europea, di cui bisognerà comunque valutare il recepimento, secondo cui, essendo gli stessi Ip (anche dinamici) dati sensibili (hanno la potenzialità di far risalire all'utente), ogni azione pubblicitaria on-line (SEM sia sui motori che nei circuiti) e in generale ogni tracking dovrà prevedere una evidente informativa e il consenso dell'utente. Non più un link nascosto ma qualcosa di evidente e un consenso che si trarrà dalle configurazioni privacy del browser
Chiudo con un bel consiglio di Fubini: quando mandate una mail fate riferimento al momento del consenso per creare un rapporto con l'utente.

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Come le aziende devono conversare con i loro clienti...

La solita fucina di ff che mi propone un bel post di Andrea Colaianni sul suo WoMarketing.

Il conversare tema che mi si adatta per fisiologia, data la mia nota logorrea, ma soprattutto per approccio filosofico alla disciplina del marketing.
Ben dice Andrea, in un ulteriore post a cui rimanda, che le aziende si dovrebbero aprire ai loro clienti, con loro conversando.

Poi assistiamo alla chiusura del blog di Ducati adducendo ai costi di gestione e al trasferirsi degli utenti verso altre piattaforme.
Condividono le eccezioni mosse al passaggio alla dimensione facebook soprattutto per quel che concerne la non proprietà dalle piattaforma.

Mi piace molto anche l'ulteriore passaggio logico di Andrea che racconta la Corporate Conversation intendendo il porsi come catalizzatore e accentratore delle conversazioni che hanno ad oggetto il proprio brand.

Io sono ancora più estremo: la gente parla dei brand ovunque gli capita.
La rete è ampia, non prevedibile, senza confini, casuale nei momenti di incontro...
Io consiglio alla aziende e soprattutto ai brand che generano molto buzz, di vivere la rete e le sue conversazioni standovi attenti.
Proporre luoghi di incontro si, ma soprattutto monitorare la rete per trovare momenti naturali di contatto.
Partecipare alle conversazioni che si auto-generano ovunque nella rete.
La gente parla non se è stimolata da artifici di comunicazione ma se un prodotto ha destato il suo interesse in varia forma.
Ne parla soprattutto quando e ove capita...
Il punto sta nell'etica del contatto, nelle regole di ingaggio per essere più brutali.

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BuzzTrainers(R), una idea in cui credo!

Qualsiasi azienda non può che avvantaggiarsi dallo straordinario contributo di BuzzTrainers®.
Da chi gode di un vasto buzz a chi semplicemente vuole osservare il suo perimetro di mercato.

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Sintesi di un evento

Ieri sera, nella sede di ADVBOUCLE Strategic Minds, una informale grigliata e la contestuale, ovviamente secondaria, presentazione di BuzzTrainers®.

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Intervista su TopLegal di Aprile

Breve intervista che ho rilasciato alla rivista TopLegal sul numero di Aprile 010.


Un mondo quello degli studi legali, sempre più attento alle dinamiche del marketing.
Il tema del mio intervento ovvero il Rebranding, denota una maturità del settore capace di cogliere anche gli elementi più alti del marketing strategico.

Nella immagine un tratto di quanto riportato con in evidenza concetti classici ma sempre attuali e spesso non compresi.

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Il mio intervento al workshop di TVN MEDIA GROUP


"IL TEATRO DEGLI OPPOSTI WEB 2.0, Pubblico e privato degli attori della rete"
il suggestivo tema proposto dagli amici di TVN MEDIA GROUP.

Sono intervenuto come relatore, accanto a competenze di alto profilo, per parlare di etica o meglio della pulsione ad un mercato più giusto.
Nessuna valenza ideologica ma la riflessione su come le conversazioni tra consumatori obblighino sempre più le imprese ad elevare la bontà delle loro offerte.
Solo buoni prodotti potranno reggere ai diffusi giudizi dei consumatori, godendo di un impagabile passaparola positivo.
 
Deve cambiare il marketing, la comunicazione, la gestione del brand ma il sistema ne guadagnerà.
Ogni riferimento al mercato perfetto non è casuale.
 

 

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