The Dario Ferrigato Life Stream

FARE MARKETING, dalle esperienze concrete nelle aziende alle avanguardie del web... 

Location Based Marketing. Mobile marketing...

Brutte parole coniate per dare un senso al valore della prossimità sfruttabile anche attraverso le tecnologie mobile.

Essere vicino ad un POS significa essere portatore di un bisogno da esso soddisfabile?
La correttezza quindi di una azione di comunicazione dedicata?
Certo passare in una via commerciale può significare essere li per shopping.
Il punto è sempre nella massificazione: se come entri in un centro vieni bombardato di messaggi, allora tenti a non considerarne nessuno.

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Brand management ai tempi del web 2.0

Scrivo di getto dopo la lettura di un articolo proposto su FriendFeed da Luigi Centenaro.

Si tratta di un contributo proveniente dal sito di Ninja Marketing dal titolo:
Quando la pezza è peggio del buco: John Ashfield e la brand reputation

Ne parafraso un pezzo:

"Quindi, ricapitoliamo: la strategia per rispondere alle critiche NON DEVE:

  • Riempire il post di commenti, con vari nickname, difendendo la reputazione del marchio;
  • Per sicurezza, fare pressione al blog provider affinché oscuri la pagina;
  • Pubblicare una lettera aperta (dopo la censura), dal tono tra il bonario e l’offeso, per mettere le cose a posto una volta per tutte"
Vi rimando al pezzo veramente illuminate e mi limito a sottolineare un atteggiamento.

Le aziende devono "scendere" nelle conversazioni, confrontarsi apertamente con i clienti.
Il brand non è più solo nelle vs mani, vive dell'interazione tra i consumatori e li si plasma dei suoi valori più di quanto possa mai fare ogni associazione brand-testimonial.

Barricarsi, censurare, limitare...non serve anzi fa peggio!

In una informazione che circola ogni arginamento produce maggiori sconfinamenti.

Parliamo tanto ne parlano.

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Reputazione on-line, un bel contributo

Mi riferisco all'articolo di Luca Sartoni apparso su Nova24 di oggi.

Luca è attento conoscitore delle dinamiche dei social media ed opera come Pr&Media Strategist a 123people per l'Italia.

Riporto testualmente per totale condivisione l'ultimo periodo del contributo:
"Un lieto fine (rif. caso Domino's Pizza) da attribuire alla capacità di ascolto e di partecipazione alle conversazioni online da parte di un grande brand".

I mercati sono conversazioni, non sono più i brand a parlare ma sono loro oggetto di giudizi, il rischio non è nel partecipare alle conversazioni semmai nel non farlo.
Comunque la pensiate sappiate che i consumatori parlano dei vs prodotti e ne influenzano le scelte di acquisto più di quanto qualsiasi pubblicità potrà mai fare.

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Il web serve ad ogni business

L'altra sera mi è stata proposta una frase illuminate o meglio utile ad esprimere il concetto che ho in mente.

Per comunicare l'imprescindibilità di internet in ogni realtà aziendale mi è stato detto:

è pensabile una attività senza telefono?

La rete è stata una delle rivoluzioni, delle innovazioni di cui ha goduto l'umanità nel secolo scorso.
Un cambiamento con effetti sociali, politici e quindi non solo economici.
Per il progresso delle genti, per l'affermazione della democrazia figuratevi per il business.

Condivisione, vicinanza, comunicazione, libera informazione sono assets di cui può beneficiare qualsiasi attività.

Chi più chi meno certo, ma la scusa "i miei clienti non usano il web" NON tiene più!
Attenzione a non arrivare tardi...

fonte: Ing. Simone Lovati :)

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Risposta pubblica all'amico/collaboratore Simone Lovati...

Dopo un confronto serale su organigrammi, persone e loro motivazioni Simone mi propone il seguente riferimento:


<!--copy and paste-->
Voglio rispondergli pubblicamente in quanto penso che le questioni alla base siano comuni a molte aziende.
Ancor meglio: non tanto una risposta quanto una totale condivisione e alcune mie immancabili osservazioni.
La questione di fondo è la motivazione.
Vi ripropongo l'About this talk offerto da TED sul loro sito:
"Dan Pink, analista di percorsi professionali, esamina il complesso problema della motivazione, cominciando da un fatto che gli esperti di scienze sociali conoscono ma che la maggior parte dei manager ignora. Le ricompense di tipo tradizionale non sono sempre così efficienti come si pensa. Ascoltate queste storie illuminanti -- e magari fatene tesoro."

In sintesi: i meccanismi di stimolo classico non servono + ed anzi possono essere deprimenti.
Non sono i soldi, le direttive a dare i risultati ma anzi spesso sono un limite al loro conseguimento.
Non sono ne un imprenditore ne rivesto cariche dirigenziali, per essere chiari.
Il concetto è che nelle economie occidentali conta creare, innovare, inventare.
E' l'arma per differenziarci dal low-cost, dall'automazione...è il ns posizionamento per stare in tema.
Per creare non servono incentivi economici o contesti "autoritari" soggetti al max controllo. Questi rischiano di annichilire la creatività che vuole "tranquillità, contesto ideale".
Servono per dirla alla Dan Pink: AUTONOMIA, PADRONANZA, SCOPI.
I sono un po' vecchio e parlo di: libertà, competenza e....
Lo dico con una frase che è meglio: essere gratificati dal proprio lavoro, dire queste sono soddisfazioni, voglia di imparare.

Dopo la condivisione, le mie osservazioni.
Ma allora si può ancora motivare?
Per me si può solo creare il contesto ideale poi il punto è sulla scelta delle persone adatte.
Se una persona vede il lavoro come obbligo, prassi, consuetudine, hai voglia a motivarlo!
Bisogna individuare persone che vedono il lavoro come un loro scopo personale non solo economico.
Bisogna trovare persone che vedono gli obiettivi della azienda come indirizzi utili a realizzare i suoi scopi.

Dalla motivazione alla creazione del contesto, 
dalla motivazione alla scelta delle persone.

Per vincere le sfide le aziende necessitano di creatività.
La creatività si ottiene da collaboratori liberi che vedono nel lavoro parte della propria realizzazione umana.

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Buzz metric: un paragone forzato come spunto per una riflessione...

Il principio di indeterminazione di Heisenberg

 

"Per poter determinare con precisione la posizione e la velocità (e quindi l'energia) di un corpo in movimento è necessario che noi non modifichiamo con la nostra osservazione il fenomeno che vogliamo studiare."

 

o qualcosa del genere...
Non sono ne conoscitore di concetti fisici ne sotto altra forma epistemologo...
Attingo da ricordi universitari un concetto che mi è servito per giungere ad una valutazione.
Non voglio scomodare fondamenti del sapere ma semplicemente raccontarvi un mio processo mentale.
Ricordavo che una delle basi del principio era, parafrasando: se osservi alteri la realtà che vuoi analizzare.
Nel marketing o meglio nel buzz metric: quando le persone sapranno che le aziende monitorano le loro conversazioni continueranno a mantenere la genuinità alla base di questa metodica di ricerca?
Non so darvi una risposta, di certo è che le metodiche alternative/classiche hanno nella loro fisiologia il limite del contesto simulato e del "forzare" ad esprimere una valutazione.
Oggi ove applicabile è la metodica migliore, domani vedremo... 

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Public Speaking, parliamone...

Scrivo a poche ore dalla mia partecipazione al 9° incontro Toastmasters tenutosi ieri presso lo IULM di Milano.

Mai partecipazione è stata più casuale: ricevo un invito via Facebook dall'amico Prof. Maurizio Goetz, che ovviamente ringrazio per l'opportunità.
Leggo al volo il tema Toastmasters - Public Speaking e lo inserisco nel mio calendario (mi dico magari curano la mia "logorrea").
Ieri sera arrivo lungo ma mi rendo conto che ho lo spazio per parteciparvi e ci vado.

Entro di conseguenza in ritardo nell'Aula Seminari e trovo una ricca platea con un eccellente oratore che da ampio sfoggio delle sue capacità.
In una atteggiamento un po' snob ascolto e intanto invio delle mail (reali urgenze figlie di telefonate ricevute minuti prima).

L'evoluzione dell'evento prende il sopravvento sulla mia attenzione che ora è concentrata alla partecipazione e al back-up con i miei immancabili appunti.
Non c'è nulla di unidirezionale, non c'è un atteggiamento da didattica classica: coinvolgono il pubblico.

Dopo consigli parte la Speking Session in cui due membri del Club, di differente livello di competenza, compiono degli speech.
Tra momenti "alti", imbarazzi, battute si concludono i due interventi ed inizia la vera interazione: Table Topic Master ovvero il Presidente Ivan Ottaviani propone di volta in volta aforismi che chiede di commentare a membri del pubblico occupando un min. Tralascio ogni riferimento ai miei 48sec di casuale/pietoso intervento.

Si chiudono i lavori con l'Evaluation Session in un clima non da esami bensì di volontà di miglioramento.
Tanti i punti di vista del giudizio: dai più semplici punti di forza e debolezza, alla evidenza di errori grammaticali, al citare i cosiddetti strascicamenti di vocale (ehmmm…, ah…) sino alla fondamentale gestione del tempo.

Vengo ai miei spunti.

In primis: che valore ha tutto ciò in chiave di marketing.
Credendo fermamente nell'inscindibilià della disciplina con la funzione commerciale,reputo evidente come ogni tecnica, momento di miglioramento della capacità di comunicare sia fondamentale per le sorti dei fatturati della imprese.
Stimolerei in eventi di re-branding, i manager a compiere sforzi in questa direzione: saper comunicare i nuovi valori è la chiave per la loro assimilazione all'interno dell'impresa.

In secondo luogo mi sento di consigliare la partecipazione in quanto originale nei modi di conduzione.
Vai ad un evento che, in un senso o nell'altro, non ti lascerà indifferente e poi comunque il focus sulla capacità di comunicare è determinante nella stessa esperienza di vita.

Chiudo con qualche concetto proposto che penso possa essere di utilità per tutti:
  • fare e soprattutto gestire le pause. Parlando non si "affoga", non è necessario parlare di continuo, riflettere se è il caso stando zitti.
  • dire subito ciò che si vuole comunicare. L'italica argomentazione con premesse d'esordio è quanto non fare. L'interlocutore si stanca, può non esserci il tempo, bisogna dire tutto subito.
  • tempo certo, saperlo gestire concentrando l'intervento nella dimensione offerta
  • sviluppo della capacità di saper gestire l'imprevisto. Table Topic sono un po' un esercizio in questa direzione
  • avere sempre una scaletta su quanto si vuol dire
  • evitare presentazioni con lettura delle slide o con le stesse infarcite di testo. Sono un contorno, un complemento alla proposta non la proposta stessa
  • tenere lontano il microfono, banale ma in molti ci cascano con un effetto che, grazie alla respirazione, appare di forte emotività
  • controllare il linguaggio del corpo
  • rallentare nell'argomentazione creando un effetto sorpresa
Il reale valore del Toastmaster è per me quello di essere un laboratorio in cui godere dei consigli altrui e soprattutto dove sperimentare il parlare in pubblico.
Prendere confidenza con la platea, avere il coraggio di esprimersi incrociando lo sguardo di centinaia di persone e, permettetemi, "godere" dell'essere al centro dell'attenzione.
Il segreto del ben parlare è l'essere rilassati tendendo a non patire del pubblico; poterlo fare in un contesto simulato è per me ideale.

Qualche riserva mi rimane nell'utilizzo di tecniche.
Ho il dubbio esternato che si appaia costruiti, non naturali, quasi recitanti.
Mi è stato risposto che non c'è nulla di più naturale di una tecnica ben acquisita, behh mi toccherà approfondire! 

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E' tempo di classifiche!

Eccone una autorevole dedicata alla disciplina del marketing.

La cito non tanto per favorire gerarchie, quanto semmai per segnalare fonti di sicuro interesse per chi già non ne fosse a conoscenza.

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Il valore della consulenza

Giungo a questo scritto da un errore di un venerdì sera.

Ben inteso non ho affossato le sorti di una impresa con un errato posizionamento, mi sono limitato, se così si può dire, a parlare di lavoro ad un amico davanti ad una birra.
Questo se ne esce con la domanda: ma quale è il reale valore offerto dalla consulenza?
Il doppio malto apparve più amaro, quasi volgere al triplo.
Mi sembrava la classica domanda che ti fanno i bambini piccoli che ti chiedono di giustificare ciò che per te è ovvio.
E' la cosa più difficile.
Come al solito le parole non mi sono mancate e ho in una quarantina di minuti argomentato una risposta.

La domenica mattina ho poi razionalizzato ciò che mi è uscito per passione e l'ho buttato sul primo pezzo di carta da cui ora attingo per scrivere.

Pochi ma essenziali punti che penso possano contraddistinguere il contributo della consulenza in marketing:
  1. il consulente è terzo rispetto all'impresa. Non ha preconcetti, non vive i prodotti, si pone con il giusto distacco rispetto alle scelte. Pensate che nel piano strategico varato per ADVBOUCLE i partner hanno saggiamente richiesto l'intervento di figure esterne. 
  2. un bravo consulente vive la propria formazione professionale al pari del servizio erogato. Cioè se non per tempo, almeno vi dedica la stessa attenzione. E' quindi l'eccellenza in quanto a competenze nella materia.
  3. è lo specialista a trattare certe tematiche. Come ADVBOUCLE viviamo quotidianamente il lancio di nuovi prodotti/ brand o l'ingresso in diversi mercati. Siamo portatori di esperienze che il solo vissuto aziendale non può produrre.
  4. un consulente vive differenti settori e può mutuare logiche da uno all'altro. Se amate la terminologia del marketing, è un richiamo al lateral marketing. Il pensare laterale ovvero credere nell'astrazione delle tecniche; i conti correnti bancari con l'autoricarica, la tariffe elettriche con prodromi di flat...
  5. un professionista che spesso da un servizio non erogabile internamente dall'azienda. Penso a poderose indagini di mercato con metodologia CATI
  6. è la logica economica classica dell'outsourcing, data la dimensione può essere più utile prendere figure esterne che accollarsi i costi di una propria
Chiudo con il settimo punto ed un consiglio.

A volte il consulente serve a sopperire alle "incapacità" delle figure preposte interne alle aziende.

Diffidate da quei consulenti che lavorano meno di 10 ore e che non lasciano trasparire passione nel loro operare.
E' un mestiere che richiede anche quantità: per formarsi, vivere tanti progetti e quindi portare grande valore ai clienti. 

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Dal sito del Sole24Ore

"Due aziende su tre hanno le ossa rotte dalla crisi economica: il rating Lince-Cerved sulle piccole e medie imprese dice che il 67,3% è in peggioramento. La svolta si avrà a fine anno, quando chi non è riuscito a medicare le ferite economiche dovrà decidere se tenere aperta l'attività: si stima che il 32%, una Pmi su tre, comincerà l'anno nuovo con scarsi risultati in banca e con il rischio della chiusura definitiva..."


Per il resto dei contenuti vi rimando all'articolo La recessione affonda i rating

Per le riflessioni lascio parlare l'evidenza.

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